Beatport blocca i pagamenti alle etichette (e da il 5% agli artisti per lo streaming)

Momento davvero difficile per Beatport: con una mail il colosso di Denver ha infatti avvisato negli scorsi giorni tutte le etichette discografiche iscritte al portale (delle quali è possibile comprare sul portale le tracce) che, a causa del non completato processo di privatizzazione della parent society SFX Entertainment, le royalties generate nel periodo compreso tra Aprile e Giugno 2015 (ed i cui pagamenti dovevano già essere stati coperti lo scorso 30 Giugno) non verranno momentaneamente pagate. Una tegola molto pesante, questa, che cade sul capo del famosissimo portale di vendita musicale digitale: al netto dei numerosi cambiamenti già apportati e in fase d’attuazione, il danno che questo ritardo provocherà all’economia delle tantissime “micro etichette” indipendenti associate porterà sicuramente nei prossimi mesi ad un calo d’immagine non indifferente dell’impero, già scricchiolante da diverso tempo, nato in Colorado nel lontano 2004.

Calo d’immagine che comunque, va detto, nel caso dovesse davvero esserci non dipenderà esclusivamente dall’eventuale lavoro di boicottaggio dell’etichette, tutt’altro: è infatti stato annunciato sempre negli scorsi giorni dallo stesso Beatport che il nuovo sistema di “free uploading” annunciato in arrivo nei prossimi mesi per gli artisti, che quindi avranno la possibilita caricare i propri lavori direttamente sullo stesso portale attraverso le loro “pagine artista” senza passare da “terze parti” (aprendo quindi un servizio molto simile a quello creato da poche settimane dal portale tutto italiano Clockbeats), monetizzerebbe solo il 5% dello streaming complessivo. Una percentuale irrisoria, questa, che va ad aggiungersi, oltre alle problematiche precedentemente descritte, alla miriade di percentuali al limite del risibile che il “nuovo mercato dello streaming”, al momento nel pieno di una guerra mediatica sicuramente focalizzata più sull’immagine che sui dati di vendita, sta offrendo a chi con la musica, partendo dal basso, ci vorrebbe lavorare portando ad audiences più ampie i propri prodotti.

Qualche piccolo barlume di speranza però qua e la sembra ogni tanto comparire: nel vortice mediatico dei mancati pagamenti delle royalties da parte di Beatport c’è chi, come il digital distributor EPM (che ha uffici a Berlino,Maastricht e Los Angeles lavorando con etichette del calibro di Unknown To The Unknown, Delsin e Blueprint) ha annunciato che anticiperà nei prossimi giorni alle etichette le cifre previste inizialmente in arrivo via Beatport. Questo lo statement apparso sul sito di EPM firmato dal direttore Jonas Stone:

“As a digital distributor, publisher and fellow underground dance music label we understand only too well of the reliance on these payments to keep everyone’s label running where cashflow is often tight. Whilst we advance these payments to our label partners, Beatport remains a key sales platform for everyone in the dance music community and we look forward to them being back on track in the very near future.”