A CHAT WITH: LALI PUNA

Val_by Patrick Morarescu

Bologna ha accolto il ritorno dei Lali Puna con un Locomotiv Club sold out. Sette anni sono passati dall’ultimo LP della band tedesca, che a Settembre è tornata con il suo quinto studio album, Two Windows, pubblicato tramite la fedele Morr Music. Two Windows è il primo album ad uscire a nome Lali Puna dopo la separazione, artistica e sentimentale, della cantante Valerie Trebeljahr dal compagno Markus Acher, membro, oltre che dei Lali Puna, dei Notwist. Un album quindi che rappresenta una rinascita, ben evidente nel suono della band, che strizza l’occhio alla dance, e nelle tematiche di libertà ed emancipazione trattate nelle liriche. Abbiamo parlato tutto questo, e di tanto altro, direttamente con Valerie, “rapita” da Tsinoshi Bar prima del sound check al Locomotiv.

ITALIAN VERSION

Ciao Valerie! Innanzitutto, come stai?

Bene grazie, non ho dormito troppo, ma sto bene. 

Come sta andando il tour?

È bello tornare ad essere in tour dopo questa lunga pausa. È buffo perché abbiamo cominciato il tour da un posto molto lontano, ovvero in Cina, non ci eravamo mai stati prima. È stato bello essere lì e suonare per le persone che non ci avevano mai visto. Poi abbiamo cominciato il tour in Europa, ed ora siamo qui in Italia, va tutto molto bene. 

Non è la vostra prima volta a Bologna, giusto? Avete già suonato qui. 

Sì, abbiamo già suonato al Locomotiv, molto tempo fa.

Che effetto fa tornare a suonare con la tua band dopo tutto questo tempo? Ti mancava?

Abbiamo suonato, fai conto, tre anni fa, ero uno scambio culturale e siamo andati in Korea e Giappone, ma è stata davvero un’eccezione perché l’ultimo tour vero e proprio era stato nel 2010. È una bella sensazione tornare ad essere in tour. 

Ti diverti, non ti stessi troppo quando sei in tour?

C’è un sacco da guidare a dir la verità, ma va bene così, è il prezzo da pagare 🙂

È più difficile essere in tour quando hai un famiglia o è una cosa che riesci in qualche modo a gestire? 

Sai, la mia figlia più grande ha 11 anni adesso, credo che questo sia il momento in cui i miei bambini comincino a capire che la loro madre è anche una musicista. Credo che sia importante non rinunciare alle proprie cose per avere dei bambini. Amo i miei figli, ma alla fine a loro non verrebbe niente di buono se io abbandonassi tutto per loro. Loro cresceranno, e vorranno avere la loro vita. E a quel punto non vorranno una madre che dice: “Oh, ma io ho rinunciato a tutto per voi, ora dovete starmi sempre attorno”.

Stai preparando qualcosa di speciale per le tue live performances, in termini di arrangiamenti, o visuals? 

Abbiamo dei visuals, una specie di light show – perché Taison fa anche un sacco di programmazione, fa anche dei piccoli strumenti musicali. Quindi si è inventato qualcosa. 

Li costruisce proprio lui vuoi dire? Che bello!

Sì, ha costruito lui il sistema di illuminazione. Ci sarebbe piaciuto averlo anche nella prima parte del tour ma non era ancora pronto. 

Parliamo un po’ dell’ultimo album, “Two Windows”: sembra che finalmente tu sia riuscita a pubblicare il disco dance che volevi fare da anni!

SI!

Ci si sente meglio ad avere più controllo sull’intero processo creativo?

Si, sai, faccio musica da un bel po’ di tempo ormai e… non è così facile essere una musicista donna. Cerco sempre di migliorare, di conoscere tutti i dettagli tecnici. 

È un problema che le donne che lavorano nella musica elettronica si trovano spesso a fronteggiare. 

Sì, è tipico! Pensi di dover lavorare di più. Mi sono occupata molto di femminismo negli ultimi anni. Anche le donne che lavorano in grandi aziende e vogliono una carriera, cercano sempre di essere meglio dei loro colleghi maschi. Ma è questione di trovare un modo diverso di farlo. 

Stavo leggendo il magazine “Spex”, e c’era un articolo sul sessismo nell’industria musicale tedesca che ci andava giù pesante. Diceva che in Germania c’è un problema generale di sessismo nel mondo del lavoro, quindi le donne in generale fanno più fatica degli uomini, anche nell’industria musicale, anche nell’ambiente indie che dovrebbe essere privo di certi problemi, è un divario molto percepibile invece. Sei d’accordo?

Si. Conosco le ragazze che hanno scritto l’articolo per “Spex”, sono delle musiciste e si occupano di femminismo da anni. Ero una giornalista musicale prima, ho smesso a un certo punto. Non riuscivo più a sopportarlo: colleghi uomini che mi dicevano che la musica che ascoltavo non era importante quanto quella che ascoltavano loro. E voglio dire, sono persone adorabili, ma mi hanno fatto sentire proprio piccola. Quindi ho deciso: la musica è così importante per me che non voglio che nessuno mi faccia sentire in colpa. Scrivo di altre cose adesso, faccio altri lavori da giornalista, ma non scrivo più di musica. 

Capisco 🙁 Restiamo su questo argomento per un attimo: hai qualche gruppo da consigliarci? Immagino tu sia un’ascoltatrice vorace, credi che ci sia qualcosa che merita in particolare di essere ascoltato in questo momento?

Quando mi fanno questa domanda si solito suggerisco artiste donne, perché gli uomini di solito propongono gruppi maschili. Non è una cosa fatta con cattive intenzioni da parte loro, è solo cameratismo. Un’artista che mi ha colpito molto ultimamente è Helena Hauff: è una DJ ma produce anche cose originali. Ha una visione davvero unica. 

Ha suonato da poco in Italia, un paio di settimane fa credo, a Torino. 

L’ho sentita a Monaco, erano le 5 di mattina ed era davvero affascinate ascoltare il suo DJ set, era così potente e così energetico!

Un’altra artista che mi è piaciuta un sacco quest’anno è stata Sophia Kennedy, della Pampa Records, la label di DJ Koze. Mescola insieme influenze che provengono da molte direzioni diverse con l’elettronica. Mi è piaciuto davvero tanto il suo album, credo sia uscito ad Aprile. 

Credi che il tuo lavoro come giornalista influenzi in qualche modo il tuo processo di songwriting? 

Sì. Ho la fortuna di lavorare per una radio, un piccolo magazine che si chiama Zündfunk: è un giornale di cultura pop che parla molto anche di politica, quindi mi capitano spesso argomenti come i big data o la sorveglianza. Non scrivo più tanti articoli, lavoro più dietro le quinte adesso. Il giornale è abbastanza di sinistra, quindi quello di cui ci occupiamo un sacco adesso è che la democrazia è in crisi: la Polonia, la Turchia, la Francia, persino in Germania abbiamo il 13% di AfD, quindi sento la responsabilità di parlare di queste cose. 

Come sono nate le collaborazione presenti nel nuovo album, come hai scelto i musicisti?

Ho chiesto ad amici. Conosco Radioactive Man e Jimmy/ Dntel da molti anni. Con le ragazze è stato un po’ diverso, non le conoscevo davvero di persona. Per esempio con Mary, l’arpista, ho scoperto la sua musica, mi è piaciuta un sacco e ho pensato che sarebbe stato bellissimo averla nel disco.  Così le ho scritto su Facebook e lei mi ha risposto subito dicendo: “Conosco i Lali Puna. Mi hai svoltato la giornata scrivendomi”. È stato davvero bello, così è finita a suonare su “Bony Fish”.

Questa è una curiosità personale: guardando il video di “Two Windows” (che è molto bello!) ci sono questi tre barattoli con dei nomi sopra: sono i nomi dei tuoi bambini?

Oh no no! “Two Windows” è la canzone che parla più apertamente di femminismo, c’è un verso nel testo che dice “the woman says freedom”. Volevamo un video che non fosse troppo esplicito, abbiamo pensato ad una specie di storia e a che cosa potesse fare il personaggio principale.  Lei comunica con altre donne che hanno questo lavoro come operatrici telefoniche, che era un classico lavoro riservato esclusivamente alle donne negli anni’50. 

Hai mai pensato di cantare in altre lingue? Ho notato che nel primo album a volte canti in portoghese. 

Oh si l’ho fatto, quando ero davvero agli esordi ho scritto anche una canzone in giapponese – era più per divertimento. Ho preso dei nomi giapponesi e ho fatto una canzone che si chiama “Radioactivity & Atom Heart”, ho letto da poco un libro su come “Godzilla” sia una metafora per i disastri di Hiroshima e Nagasaki. Ma ho smesso di cantare in portoghese, è un po’ un peccato, ma non vivo più in Portogallo, quindi mi sembrerebbe poco naturale usare quella lingua. 

Hai mai pensato a fare delle cose da solista? 

Fare l’ultimo disco è stato un po’ come fare la mia musica da solista, perché tutti i dischi precedenti li ho fatti con Markus [Acher, ex-Lali Puna e membro dei Notwist]. Ho sempre scritto un sacco di canzoni, ed erano in parte mie idee, ma con “Two Windows” è stato più: “Sono io il capo adesso”, ahahah 🙂 Non mi fraintendere: io e Taison abbiamo fatto il disco insieme, non avrei potuto farlo senza di lui. Ma dal punto di vista artistico ora ho io l’ultima parola. 

 

ENGLISH VERSION

Hi Valerie! So, first of all, how are you?

I’m fine thanks, I didn’t sleep too much, but I’m fine.

How’s been the tour so far?

It’s good to be touring after such a long break. It’s funny because we stared in China, really far away. We’ve never been to China before. It was really great to be there and play for people who’ve never seen us before. Then we started the normal tour here in Europe, and now we’ve come to Italy, it’s very nice.

It is not your first time here in Bologna right? You already played here.

Yes, we already played Locomotiv, a really long time ago.

How is playing together with your band after such a long time? Did you miss that?

We played, like, three years ago, it was a cultural exchange and we travelled to Korea and Japan, but it was really sort of a short exception because the last proper tour was in 2010. It’s good to tour again.

You enjoy that, you don’t get too stressed about touring and stuff?

It’s a lot of driving to be honest, but it’s ok, that’s the price 🙂

Is it harder touring when you have a family or is it something that you manage, in a way?

You know, my oldest daughter is now 11 years old, so I think now it’s the time when my children sort of understand that they’re mother is also a musician. I think is important that you don’t give up everything for having children. I love my children, but in the end they wouldn’t have anything from it if I gave up everything. They will grow up and they’ll want to have they’re own life. And they don’t want a mother then saying: “Oh, but I gave up everything for you, you have to be always in my surrounding…”

Are you preparing something special for your live performances, in terms of arrangements, or visuals?

We have visuals, sort of a light show – because Taison does a lot of programming, he also makes little music machines. So he worked something out.

Does he built his own devices you mean? Nice!

Yeah, he built the light system. We would have like to have it on the first part of the tour as well but it wasn’t ready yet.

Let’s talk about the last album, “Two Windows”: it looks like you finally manage to release the dance album you wanted to do since quite a long time!

Yes!

Does it feels good to be more in power of the creation process of the whole thing?

Yeah you know, I made music for quite some time and … It’s not so easy being a female musician. I try all the time to be better, to know all the technical stuff. 

That’s an issue that women who works in electronic music have to deal with quite often. 

Yes, it’s typical! You think you have to work harder. I’ve dealt a lot with feminism in the last years. Women who work in big companies and want a career, they always try to be better than their male colleagues. But it’s about finding a different way.

I was reading the online magazine “Spex”, and there was this article about sexism in the music industry in Germany, which was really harsh. It was saying that in Germany there’s a general problem of sexism in the workplace, so women generally struggles more than man, even in the music industry, even in the indie environment which should be supposedly devoid of such problems, you can really feel it instead. Do you agree?

Yes. I know the two girls that wrote the article for “Spex”, they’re musicians and they’ve dealt with feminism since years. I was a music journalist before, I stopped at a point. I sort of couldn’t stand it anymore: male colleagues telling me that the music I hear is not so important as the music they hear. And I mean, they are nice persons, but they made me feel like a small girl. So I decided: music is so important for me that I don’t want anybody to make me feel bad about it. I write about other stuff now, I do other journalist jobs, but I don’t write about music anymore.

I see 🙁  Let’s stay on this topic for a bit, do you have any groups to suggest us? Because I suppose that you’re an avid listener, so do you think there is something that it really worths listening right now?

When I get that question I mostly suggest female artists, because male people will tell you about male bands. It’s not meant in a bad way from their side, it’s simply bro-culture (brother culture). An artist who really impressed me in the last time was Helena Hauff: she is a DJ but also does her own stuff. She’s got such an unique vision.

She just played in Italy, a couple of weeks ago I guess, in Turin.

I saw her in Munich, it was 5am in the morning and it was really fascinating to see her djing because it was so much power and so much energy!

And the other artist I also really liked this year was Sophia Kennedy, she’s from Pampa Records, the DJ Koze label. She combines a lot of influences from totally different directions with electronics. I really liked her album very much, it came out in April I think.

Do you think that your work as journalist in some way influences your songwriting process?

Yes. I have the luck that I work for a radio station, for a small magazine called “Zündfunk“: It’s a pop culture magazine with a lot of political themes, so I have a lot of topics like big data and surveillance for example. I don’t really write that much articles anymore, I work more in the background. The magazine has quite a left view, so what we deal a lot with is that democracies are failing now: we have Poland, we have Turkey, we have France, even in Germany we have 13% of AfD, so I feel also a responsibility to speak about that.

How did the collaborations on the new album came about, how did you choose the musicians?

I asked friends. I know Radioactive Man and Jimmy/ Dntel since a long time. With the two woman it was a little bit different, I didn’t really know them personally before. For example with Mary, the harp player, I came across her music, I liked it very much and I though it would be so beautiful to have that instrument in that context. So I wrote her on Facebook and she answered right away saying “I know Lali Puna. It made my day you wrote me”. That was really great, and she ended up playing on “Bony Fish”.

That’s a personal curiosity: watching the video of “Two Windows” (which is really good!) there are these three jars with some names on it, are those the names of your children?

Oh no no! “Two Windows” is the song that deals most openly with feminism, it’s got that line that says “the woman says freedom”. We wanted to do a video that was subtle, so we thought about a sort of story and what the main character could do. She communicates to other women who have that strange job as telephonist, which was a typical job for women in the 50s.

Have you ever thought about singing in other languages? Cause I noticed that in your first album you sometimes sings in Portuguese.

Oh I did, when I was at the very beginning I even did a song in Japanese – it was more for fun. I just took Japanese names and made a song called “Radioactivity & Atom Heart”, I had just read a book about “Godzilla” being a symbol for Hiroshima and Nagasaki. But I gave up singing in Portuguese, which is a little bit of a pity, but I don’t live there anymore, so I thought it would be sort of unnatural.

Have you ever thought about doing solo stuff?

Doing this last record was sort of my solo stuff, because I did all the records before  with Markus [Acher, ex-Lali Puna and member of Notwist]. I always wrote a lot of songs, and they were in part my ideas, but with “Two Windows” it was more like: “I am the chief now”, haha 🙂 Don’t get me wrong: Taison and me made the record together, I couldn’t have done it without him. But artistically I have sort of the final word on it now.