A Chat With: WŪF

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Lo fanno in tanti, molti lo ascoltano eppure se ne parla poco. È hip-hop strumentale caratterizzato da uno stile di produzione atipico che fa leva sulla particolarità dei campioni e del loro incastro nella costruzione del beat. Spesso i sample vengono pescati dal passato, ma l’approccio sperimentale applicato offre un prodotto dal taglio avanguardista.

Riccardo in arte Wūf viene da Legnano, ha talento e il Roland SP404 è il suo giocattolo preferito. È molto giovane, ma ha già all’attivo 6 beat-tapes da solista e uno in collaborazione con Žiga Murko, producer sloveno, pubblicato in agosto. Si intitola “Mist Of Dreams”, è uscito per Urban Waves / hhv.de e lo potete ascoltare direttamente dalle nostre Top Releases. Abbiamo fatto due chiacchiere per cercare di scoprire qualcosa in più su una scena e su un’attitudine criptici per natura.

 

Metto in play il tape ed é una bomba, poi un amico mi chiede “che genere é questo di preciso” e mi accorgo di non avere una risposta adeguata.. é hip-hop strumentale, certo, ma non solo.. tu come lo definiresti?

Capisco la tua difficoltà perchè l’ho sempre avuta anch’io. Si, è hip-hop strumentale perchè da lì nasce, però se una persona che non ha avuto un approccio precedente al genere dovesse definirla probabilmente non direbbe che sia hip-hop. La concezione dell’hip-hop che hanno in molti, senza riferirsi a quella che alcuni definiscono “poco genuina”, è diversa da quello che faccio io. Quindi dico lo-fi (da low-fidelity, per i suoni “sporchi”, a bassa fedeltà, che caratterizzano i beat ndr), un termine che utilizzo abbastanza fieramente e che tutto sommato di recente si usa parecchio.

 

Sei giovanissimo ma hai uno stile di produzione molto maturo, segno evidente di un gusto ricercato. Qual é stato il tuo percorso a livello di ascolti?

Da quando ho iniziato ad ascoltare musica, ascolto rap. Ho iniziato a fare musica strumentale perchè quando ho scoperto Dj Premier mi è esplosa la testa e ho deciso che volevo farlo anch’io… e questo sarebbe l’identikit del classico b-boy in fissa con l’Old School, dopo di chè ho ascoltato altri artisti e subito altre influenze. Pesantemente Knxwledge, ormai anche lui molto conosciuto, Mndsgn, Wun Two e tanti altri beatmaker tedeschi, che in Europa rappresentano la community più fondata.

 

Saltando da un suggerimento all’altro su Soundcloud si scopre che in effetti di produttori lo-fi ce n’è davvero una marea, molti dei quali portano avanti la loro passione nell’ombra. Pensi che il vostro movimento potrà mai andare oltre questo basso profilo? Oppure è proprio lo status di nicchia a renderlo così prolifico?

Probabilmente è caratterizzato dal fatto di essere di nicchia perchè non è una cosa che parte da zero, nasce da altri generi e si identifica proprio nel fatto di essere rimasta isolata dagli sviluppi che hanno preso gli stili da cui nasce. Mentre certa gente è andata in una direzione, altri, cioè noi (la community lo-fi), abbiamo cambiato rotta. E’ strano pensare che le nostre strade si possano ricongiungere. Tuttavia ho notato come negli ultimi mesi anche la nostra nicchia abbia aumentato il suo seguito. Non so se posso definirmi “uno della prima ora”, però ricordo che fino a 3-4 anni fa molti artisti che erano assolutamente sconosciuti ora sono sulla bocca di molti, perciò ho l’impressione che le cose stiano cominciando a cambiare.

 

Forse l’unico noto della scena rap italiana che sta dando credito al lo-fi é Esa, il quale ha avviato la web-serie “beats e fichi” in cui ci svela il suo processo di realizzazione di questo genere di strumentali. Nella prima puntata lo definisce un sound “da divano”, ottimo per scialarsi ma difficilmente fruibile dal vivo. Sei d’accordo?

Si, mi trovo abbastanza d’accordo con il suo punto di vista. E’ la classica stoner music, perciò se mi metto per i cazzi miei con le cuffie ad ascoltare i beat sono felicissimo, magari in contesti sociali la vedo meno bene. Cioè, dipende come lo fai. Se dev’essere una cosa tipo “tutti in pista” che si devono prendere bene per forza secondo me esce male. L’esibizione live con il sampler può essere coinvolgente, ma credo che non sia una cosa per tutti. Molti di quelli che fanno questa roba, e parlo anche per me, sono producer da cameretta che magari iniziano in casa con il loro equipaggiamento, e tanti di noi non hanno la mentalità da professionista del fare la performance davanti al pubblico. Lo si fa prima di tutto come cosa personale e poi lo si condivide per il gusto di ricevere il feedback.

 

Come si svolge la tua caccia al sample? Quanto ti ci vuole per trovare il giusto campione, la batteria, il basso.. flusso di coscienza o studio meticoloso?

Di solito quando inizio avendo il sample in mano poi sono abbastanza veloce con le altre linee, il problema è passare giornate ad ascoltare dischi senza trovare il campione giusto che ti faccia venir voglia di passare 5 ore sul sampler. Campiono sia da vinile che da digitale, da quello che trovo sostanzialmente… Preferisco campionare da vinile perchè è un bel processo, passi il pomeriggio ad ascoltare i tuoi dischi finché lo trovi. All’atto pratico sarebbe molto più facile trovarsi tutti i sample digitali. Ad ogni modo trovare il giusto campione e lavorarlo nel modo corretto fa già più del 50% del beat, poi il resto si costruisce attorno ad esso e viene più velocemente. Anche se molti operano in modo diverso, partendo dalle batterie o dal basso…

 

Il momento giusto della giornata per mettersi al campionatore?

Tutti e nessuno… A me piace la giornata nuvolosa, uggiosa, in cui non hai voglia di sentire nessuno, ti metti per i cazzi tuoi in cameretta e alla fine ci stai tutto il giorno.

 

Relativamente all’ultimo tape, é stato prodotto in collaborazione con Ziga Murko, producer sloveno. Come si é concretizzata la collaborazione? Come avete impostato il lavoro?

Siamo entrati in contatto circa 4 anni fa su Soundcloud con i classici “big up” reciproci sotto i nostri pezzi. Poi, nel 2015, stavano organizzando un festival a Lubjana, la sua città, e lui ha fatto il mio nome perchè serviva gente per suonare, così ci siamo conosciuti in quell’occasione. Addirittura mi ha ospitato a casa sua per 4 giorni, senz’altro è il produttore della scena con cui ho un rapporto più reale.

 

Ma quindi hai suonato dal vivo!

Si, ho fatto un set in apertura con l’sp (Roland sp404), ho suonato beat un po’ miei e un po’ di altri. E’ stato divertente!

 

C’é una traccia del tape a cui sei particolarmente legato, o di cui vai fiero?

A volte ho la preoccupazione di non essere oggettivo sui beat che faccio, perchè più che giudicare il prodotto finale giudico il processo che ci sta dietro. Perciò mi gasa parecchio un beat sul quale so che c’è stata un’idea particolare nell’usare un sample o una batteria in un modo che va fuori dagli schemi, poco scolastico. Spesso, invece, i pezzi che suscitano interesse negli ascoltatori sono quelli che a me paiono più scontati. Una cosa che ho consigliato ai miei amici è di provare ad ascoltare il tape dall’inizio alla fine. Credo infatti che la cosa figa di questo disco sia il percorso, il mood che riesce a creare dalla prima all’ultima traccia. Non credo che ci sia un banger, i pezzi presi singolarmente magari dicono poco. In ogni caso, tornando al discorso del processo che sta dietro alla realizzazione del beat, posso dire che “Leo’s Life” è un pezzo a cui tengo particolarmente.

 

Mist of Dreams è stato pubblicato da Urban Waves e distribuito da HHV.de, due delle realtà più affermate nell’universo dei Beat-Tape. Dev’essere stata una bella soddisfazione!

Sono entrato in contatto con Beat Pete, dj tedesco che fa da A&R/talent scout per HHV che a sua volta contatta gli artisti segnalati in genere per stampare delle uscite già edite. Così è successo con me, infatti HHV ha stampato in vinile due miei EP che avevo già fatto uscire indipendentemente su Bandcamp includendoli in un unico split LP, Winterwarm/Days. Quindi io e Ziga abbiamo approfittato dei nostri contatti già avviati con l’etichetta per proporre questo nuovo progetto, ed è andata bene!

 

Chi smanetta con i sampler di solito non si ferma mai. Progetti in cantiere? Collaborazioni future?

A livello di collaborazione, qualcosa c’è ma nulla di impegnativo tanto quanto il progetto con Ziga Murko. Per il resto ho un tape su cui sto lavorando ma di cui non posso ancora stimare la data d’uscita. Ma non ci vorrà molto, stay tuned!