The Knife – Shaken-Up Versions [RABID056]


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The Knife

Shaken-Up Versions

Rabid Records

RABID056


published:

17 giugno 2014

 

 

 


Con “Shaking the Habitual” i Knife presero le distanze dalla loro personalissima rielaborazione del synth-pop, in virtù di un magma complesso ed estenuante, in un abbandono quasi totale della componente melodica e alla ricerca di una nuova dimensione arcana, come rituale di un nuovo manifesto sonoro – e politico. Un lavoro in grado di dividere seguaci e critici: dalla celebrazione del capolavoro alla ritenuta pretenziosità del progetto. Sicuramente un lavoro ambizioso, quello di scuotere le abitudini, o meglio le consuetudini, quasi un lavoro intellettuale atto alla creazione di un nuovo modo di pensare l’individuo e la sua manifestazione quotidiana.

E oggi a ripensare a quel 2010 di “Tomorrow, In A Year” – realizzato in collaborazione con Mt. Sims, Planningtorock e la compagnia teatrale danese ‘Hotel Pro Forma’ – non sembra quasi più un caso isolato, ma vi si possono ravvisare tasselli fondamentali per comprendere il nuovo corso dei Knife: in quell’occasione la realizzazione di uno spettacolo su Darwin aveva portato il gruppo a calcare i palchi dell’opera, d’avanguardia; allora non deve suonare strano che proprio in questi giorni ad Almedalen debutti “Europa Europa”: un cabaret anti-nazionalista itinerante, realizzato dal collettivo teatrale svedese ‘Ful’, che si esprime principalmente contro le attuali politiche restrittive sull’immigrazione. I Knife, nello specifico, sono chiamati in causa per la componente musicale e allora “För alla namn vi inte får använda” è la traccia che anticipa lo spettacolo, caricata sulle piattaforme di video sharing affinché tutti possano prendere parte a questa “macarena politica”, imparando parole e coreografia in adesione al manifesto.

Non molto distante, col senno di poi, dal quel “Shaking the Habitual” e soprattutto queste “Shaken-Up Versions”: non è stata in fondo questa l’esperienza del tour che in questo mini-album trova testimonianza sonora? Un concerto che a tutti gli effetti è stato un cabaret danzante, dove Karin Dreijer Andersson e Olof Dreijer invitavano gli spettatori a lasciare andare anima e corpo in questo “happening” esistenziale – un rituale espresso, tra l’altro, anche nella loro recente videografia.

“Shaken-Up Versions” presentato come un mini-album, ospita in realtà ben oltre i 40 minuti di musica, raccogliendo otto brani dall’intera discografia del duo, che in occasione del recente tour sono stati stravolti a creare una coesione sinistra tra il passato e il presente fortemente tribale, ma soprattutto in virtù di questa dimensione rituale; così che il passo da una “Bird” – una delle tracce più riuscite del lotto, stravolta dalla sua ingenuità primitiva – ad una “För alla namn vi inte får använda” sopra citata il passo è breve, quasi ad anticipare la sua carica di “macarena politica”.

Ecco, dal punto di vista strettamente musicale questi remix, pur in assenza della loro controparte scenica, godono di loro autonomia, oltre a non far rimpiangere le versioni originali e in questo prende vita la classe indiscussa dei Knife; prendete per esempio “Pass This On” – tratta da “Deep Cuts” del 2003 – dove i due vanno a sommergere il celebre riff e modificarne la resa definitiva, anche nelle linee vocali, creando qualcosa di totalmente nuovo ma efficace; così una “Without You My Life Would Be Boring”, che già rappresentava uno degli episodi di più facile assimilazione di “Shaking the Habitual”, viene addirittura semplificata, strutturandola sulle sue sonorità a presa rapida.

L’unica traccia ad uscire da questo tribalismo percussivo predominante è “Ready To Lose”, che mantiene la sua identità in una versione che non avrebbe sfigurato nel disco solista della Andersson – Fever Ray. Desta curiosità anche il remix di “Silent Shout”, una delle tracce più rappresentive dell’apice raggiunto nel vecchio corso, qui completamente estratta dalla sua caverna e disciolta dalla sua estetica glaciale, grazie anche ad un semplice slittamento di ottave.

In definitiva “Shaken-Up Versions” gioca un ruolo di puro intrattenimento, nella sua ricreazione di un’esperienza live, ma è anche un disco in grado di riavvicinare quanti avevano trovato ostico e pretenzioso “Shaking the Habitual”; certo, in profondità evidenzia questa nuova linfa politica del duo svedese, enfatizzata anche dalle copertine memori dell’arte propagandistica novecentesca.
Insomma, se il vostro vicino passa le giornate a saltellare sulle scrivanie, intento a percuotere tutto, probabilmente ha già aderito al manifesto. Ora tocca a voi.