Vessels
Dilate
Bias
GRID 1
published:
5 Marzo 2015
Cinque musicisti di Leeds, il loro terzo album, un effettivo cambiamento: non sono più le chitarre a suonare come synth, ma i synth a suonare come chitarre e se i Vessels hanno sempre apprezzato il dancefloor, non vi si sono mai dedicati come ora, con simile convinzione. In effetti già il precedente album “Helioscope” dava avvisaglie di mutamento: si percepiva nettamente la voglia di sbarcare nel mondo dell’IDM a testa alta, senza fretta né frivolezze, presentandosi sul palco preparati e cresciuti, e questo bagaglio se lo portano dietro anche in “Dilate”, il loro nuovo album per Bias, debuttante sublabel della Leaf di Tony Morley. Così è, niente da dire.
Il quintettosi pone in maniera raffinata, senza sbavature evidenti, dimenticando l’ossessione da “apripista”, escludendo i concetti da band post-futurista: i Vessels cercano di allinearsi a uno stile (se volessimo citare qualche fonte d’ispirazione possiamo pensare a Jon Hopkins o Four Tet, per certi versi) che soddisfi gli amanti dell’elettronica quanto gli appassionati di strumentistica, nonché ascoltatori del tutto estranei al mondo musicale elettronico. Ed è forse qui, che sta il difetto: il riuscito tentativo di imporsi con classe in un determinato ambiente musicale, se vogliamo l'”emulazione” dei magnati di questo genere ormai seguitissimo, li ha privati di quell’identità che si sarebbero potuti creare sentendosi un po’ più liberi, esplorando più in profondità, magari rinunciando a qualche finezza e dando precedenza a creatività, curiosità e innovazione.
Richard Formby, a cui è stata affidata la produzione, è una scelta ragionata che va incontro a chi ha esigenze in termini di “autenticità” sonora: niente computer, tanta maestria e una particolare attenzione al pubblico più classicista, da chitarra e batteria, che questa volta viene messa da parte per raggiungere i favori di un’altra fetta di ascoltatori, a ritmo serrato.
Certo è che il risultato non è un LP banale né scontato: tutte le tracce si sviluppano bene, e l’album stesso prende via via una direzione sempre più precisa, dando spazio a fasi di stallo e lenta crescita per poi premiare il pubblico con momenti catartici, in cui tutto lo studio sembra esplodere.
Ogni traccia dell’album, inoltre, è stata arricchita con un video dedicato, il cui senso sfugge alle parole, ma accostato alla musica di ogni traccia le attribuisce un gusto retrò e moderno allo stesso tempo.
Un po’ di conflitti interiori per i Vessels, che con un bell’album e con una grande dimostrazione di capacità artistica prendono piede nel mondo della musica elettronica, pur senza stravolgere (né arricchire, a dirla tutta) un genere che spesso ci offre prodotti di qualità decisamente inferiore.