Visionist - Safe

 


Visionist

Safe

PAN

PAN67


published:

8 Ottobre 2015

 


 

La grime mutante del londinese Visionist, nome d’arte di Louis Carnell, debutta ufficialmente sulla berlinese PAN con “Safe”: un disco che, a dispetto del suo titolo, si configura come un luogo poco ospitale e per nulla sicuro per l’ascoltatore, come passeggiare su un firewall dove si erige la propria difesa dalle minacce esterne. Tra privacy e identità digitale, tematiche molto care di questi tempi ad artisti d’oltreoceano come Holly Herndon e Oneohtrix Point Never, seppur Visionist sembri più interessato a trasferire tutto sul piano umano, in un concept sulle emozioni e la serenità minata.

Se già nell’ultimo EP su Lit City Trax, “I’m Fine, Part II”, erano presenti alcune avvisaglie di un desiderio di ricerca e mutamento della sua materia grime, in “Safe” il processo è completo: la sperimentazione si gioca con una rarefazione delle battute su ambienti pervasi di vapore, con le parti vocali che si stagliano come elemento principale, in costante bilico tra l’umano e l’artificiale. Ma gli MC sono un ricordo lontanissimo, siamo più vicini alla Fatima Al Qadiri di “Asiatisch” (i due hanno collaborato nel suo primo EP su Lit City Trax): la componente vocale è completamente riprocessata, diventa glaciale e digitale, proprio come il carillon glitch di “Sin-cere” che fa da spartiacque al disco.

Sia chiaro, Visionist non annulla completamente le battute e la materia grime, restano, sempre minacciose, ma la vera poetica del disco è abitata dal lavoro sugli innesti vocali, come in “Too Careful to Care”, scontro in un loop senza fine tra uomo e macchina, fra gli alti pitch della PC Music e toni bassi, o la torbida “Tired Tears, Awake Fears” con i suoi lievi crescendo, troppo pigri per prendere davvero il sopravvento, come fanno invece nel breve interludio di “Constraint”: piccolo compartimento ormai sabotato e dedicato di conseguenza a bacino di contenimento, un compromesso mediato tra ragione e istinto UK.

Del resto l’ambiguità giocata sulle intonazioni vaporose dell’iniziale “You Stayed” sono programmatiche di un’inerzia di fondo virale e alienante, così come in “Vffected”, nel suo insinuare un dubbio, altamente improbabile, di aprirsi verso scenari eurodance o fughe alla Zomby in un rework degli ABBA, quando è il ribasso su toni sornioni a delinearne l’umore. Facile fare un paragone con il recente Strict Face e le sue “Into Stone”, sulla ‘Different Circles’ di Logos e Mumdance, ma soprattutto “Alice”, sulla Gobstopper di Mr. Mitch, quando nemmeno la dance può riportare serenità e non basta il ricordo della propria adolescenza spesa con “Better Off Alone”.

“Safe” si configura così come un disco in fuga da terreni sicuri, un disco tremendamente affascinante, certo più gratificante nella sua accezione tecnica e teorica che musicale, di difficile assimilazione, ma con qualche episodio molto riuscito come l’iniziale “You Stayed” e il cuore più sperimentale del disco, episodi come “Vffected” e “Tired Tears, Awake Fears”. Di sicuro la proposta di Visionist non può lasciare indifferenti, nel suo conflitto tra ansia e serenità ricercata, proprio come nella sua chiusura: la ninna nanna post Hyperdub di “Sleep Luxury”, vero bacio della buonanotte per gli insonni, che trovano finalmente pace abbandonandosi al luogo sicuro e inviolato del sonno. Certo, soggetto all’inconscio e i suoi sogni, ma per quello non c’è firewall che tenga.