St Germain - St Germain

 


St Germain

St Germain

Parlophone / Warner Music France

0825646121984


published:

9 ottobre 2015

 


 

Dopo il successo planetario di “Tourist” (EMI/Blue Note Records, 2000), album capolavoro che ha venduto oltre tre milioni di copie, Ludovic Navarre, uno dei più raffinati e brillanti produttori di stampo french touch degli anni novanta e duemila, rientra in scena con il suo eponimo “St Germain”.

Ci ha privati della sua grazia musicale nel momento più prezioso della sua carriera: dopo premi, riconoscimenti e conquiste a destra e a manca, non ne abbiamo più sentito parlare per circa quindici anni. Ma, molto spesso, le prolungate assenze sono solo dei necessari preludi al ritorno: il lavoro di un artista serio e coscienzioso non si concede mai pause improduttive, e se abbiamo pensato di assistere ad un’eclissi totale dobbiamo doverosamente ricrederci.

Negli ultimi anni Ludovic Navarre è stato a stretto contatto con i musicisti delle comunità maliane di Parigi, con cui ha avuto modo di fondere la sua esperienza e il suo stile, conferendo un diverso sapore alla sua produzione. Nelle otto tracce di questo atteso album, così, le due culture viaggiano fluide e scorrevoli, intersecandosi perfettamente - forse un po’ troppo -, seppur nessuna delle due sembri corroborare l’altra, rischiando così di mancare di personalità.

Per quanto tutto sia stato curato con criterio, partendo dai sottili arrangiamenti tipicamente lounge arrivando all’uso di strumenti tradizionali africani, “St Germain” sembra proprio non decollare, proponendo sonorità non propriamente inedite. La visceralità della musica del Mali sembra fin troppo smussata e ammorbidita, e se non fosse per le splendide voci che si susseguono in pezzi come “Sittin Here”, “Family Tree” e “How Dare You” o per la maestria dei musicisti maliani, si avvertirebbe poco quell’imprescindibile forza vibrante e tellurica. Un disco dove certo non mancano momenti in cui il “tocco francese” è più incisivo e ben si mescola ad elementi jazz e melodie easy creando atmosfere sognanti, come nelle strumentali e più introspettive “Hanky-Panky”, “Mary L.” e “Forget Me Not”.

“St Germain” è un disco complessivamente piacevole, che però non trascina e coinvolge a tal punto da essere consumato da ascolti ripetuti. Forse ci si aspettava un’evoluzione maggiore da chi, in passato, ha reso perfetta la sintesi tra elettronica e jazz.