Special Request - Modern Warfare (EPs 1-3)

 

Special Request Modern Warfare EPs


Special Request

Modern Warfare (EPs 1-3)

XL Recordings

XLDA733


published:

30 ottobre 2015


Paul Woolford è da considerarsi oramai un veterano: negli ultimi 15 anni ha spaziato in lungo e in largo tra gli stili e le varie correnti della club culture, dalla house alla techno, approdando nel 2012 a una personale rilettura dell’hardcore continuum - prevalentemente versante jungle - con le radio pirata inglesi come faro guida sotto il moniker Special Request. “Soul Music”, pubblicato su Houndstooth nel 2013, è stato un fulmine a ciel sereno, riproponendo una miscela esplosiva di amen break, missaggi veloci pirate-radio-style e piglio hauntologico.

“Modern Warfare (EPs 1-3)” segna il ritorno del moniker Special Request con un triplo EP per XL Recordings (disponibile in tre 12″ da 750 copie ciascuno o come agglomerato unico, anche per il formato digitale), che potremmo considerare come un esuberante bignami della produzione di Woolford degli ultimi 3 anni, decisamente meno spezzato di “Soul Music” e con richiami a quella perla di “Untitled” (2003, Hotflush).

L’attacco, affidato alla “title track”, è tutto centrato su bassi profondi, echo-delay al limite dell’invadente e una ritmica quasi 2-step, ma l’atmosfera si scalda con “Amnesia”: una bassline rombante, quadrature hardcore-rave e un campione vocale che però non aggiunge granché a una base eccelsa, con quel cambio a dir poco incredibile attorno ai 3 minuti: l’ingresso in sordina di una sezione di piano che porta via tutto; una linea che torna meno convincente nella successiva “Reset It” dove, però, Woolford accelera sulle ritmiche e tiene bene in equilibrio il tutto, con i bassi sfasati a farla sempre da padrone.
Il secondo dei tre EP attacca con “Damage”: intro ambientale a risolversi in un rave distorto che naviga tra macerie: i bassi, le bombe, gettati sul dancefloor. 
Un buon richiamo jungle in “Take Me” viene presto inglobato dalla foga hardcore, con le percussioni sulle prime rimbalzine a traghettare verso quel basso da sfascio FM che tanto piace a Woolford. 

”Simulation” non aggiunge molto a quanto buttato sul fuoco nelle cinque tracce precedenti, mentre “Peak Dub” (a segnare l’ingresso nell’ultima delle tre sezioni, forse quella che più può richiamare l’album d’esordio come Special Request) con il suo amen break che entra ed esce a mescolarsi con pochi elementi ben ripartiti: una sirena, immancabile, in varie modulazioni, le basse riverberate, quattro accordi di synth - che a sentirli sulle prime pensi “vaporwave” e quasi trasali.

“Tractor Beam” prosegue con magie dello stesso segno, sei minuti che non ti fanno stancare tante sono le peripezie del nostro a livello di missaggio.

 A chiudere il cerchio ci pensa “Elegy”: la rave track più sensuale che possiate trovare, sorniona com’è, tra un vocal femminile assai azzeccato - uno dei pochi per chi scrive - e l’incedere burialesco con annesso innesto di archi cinematici, mentre la malattia è rappresentata ovviamente dalle immancabili basse fuori fase.

In conclusione, per dirla in breve, non c’è da aspettarsi niente di nuovo da questo Special Request, quanto piuttosto da godere infinitamente della fantasia, delle scelte e della resa complessiva dell’ultimo parto discografico di uno dei produttori e dj tra i migliori in circolazione.