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Luke Vibert
Bizaster
Planet Mu
ZIQ363
published:
16 ottobre 2015
Con venti anni di storia alle spalle, Luke Vibert, è uno di quegli artisti da cui puoi aspettarti di tutto: acid, future sound, dubstep e hip hop. Un artista poliedrico, che ha cavalcato l’onda elettronica intelligente della seconda metà degli anni ’90 e tutt’ora è un’icona a cui ispirarsi e da cui attingere stile e originalità. Protagonista di label come Warp, Planet Mu e Hypercolur, il produttore inglese è tornato sul mercato con il suo ultimo album intitolato “Bizarster”, stampato appunto su Planet Mu, come una raccolta di suoni provenienti dal background dell’artista.
La traccia che apre l’album, “Knockout”, è un pezzo tipicamente inglese: dubstep in pieno stile Warp, quello che piace agli alternativi e ai nerd elettronici, ma immaginandosi già un disco sullo stile della prima traccia, ecco che “Officer’s Club” cambia subito l’umore per portarci verso sonorità house funky con cassa dritta, campioni vocali, giro di basso micidiale e hi-hat in levare - si balla! La successiva “Hey Go” porta con sé un altro cambio di rotta: future hip hop con campionamenti di chitarre funky e vocal, mentre “Ghetto Blast Ya” è la traccia che descrive al meglio gli anni ’90 con il suo mix tra Prodigy, Chemical Brothers e ritmiche che spaziano dal big beat alla cassa dritta. Ma è disco revival? Forse si, e la risposta è “I Can Phil It”: un trionfo di citazioni del passato rimescolate neanche troppo in chiave moderna dove c’è anche un campione di “Can You Feel It”. “Manalog” suona nuovamente Warp, ma il ritorno al passato è però immediato con “War”: suoni esotici, campioni vocali e il tom che scandisce il ritmo. La title track è un capolavoro: big beat, hip hop inglese, acid jazz, c’è di tutto, ed è un piacere da ascoltare. “Power Press” prosegue sull’onda del passato, mentre “L Tronic” è la traccia un po’ più scura, a tratti ricorda la prima techno spezzata prodotta da Drexciya in quel di Detroit. “Doozit” è una traccia dub melodica, chitarra in levare con delay, basso che proviene dal futuro e batteria spezzata che segue un ritmo incalzante, fino ad arrivare all’ultima “Don’t Fuck Around”: IDM, jungle e campioni vocali.
In conclusione “Bizarster” è un disco bellissimo, che si può ascoltare più volte e scorre con facilità, senza interruzioni poiché molto vario, ma se siete alla ricerca di qualcosa di nuovo non è quello che fa per voi. Certo, per chi non ha vissuto negli anni 90/2000, allora questo di Luke Vibert è un disco da avere e da ascoltare, perché, nonostante sia prodotto nel 2015, suona come “una volta”, la scuola si sente ed è assolutamente veritiero e fedele alla linea: un bel tuffo nel passato.