Aria Rostami - Agnys

 


Aria Rostami

Agnys

Spring Theory

ST006


published:

10 Marzo 2016


Dopo aver esplorato le sue origini iraniane in rapporto alla quotidianità americana con “Sibbe”, in “Agnys”, sesta uscita per l’etichetta Spring Theory, Aria Rostami sviluppa un disco dedicato alla perdita del suo caro amico, nonché coinquilino e collaboratore, Shawn Dickerson; fortemente ripiegato sul tempo: polvere di una clessidra che si accumula sui ricordi e sugli oggetti dei nostri cari, ma anche ideale rimarginazione del lutto e riappropriazione di idee condivise, verso uno sviluppo di quello che potrebbe essere stato.

Come tutti gli amici, Aria e Shawn erano soliti setacciare il web alla ricerca di novità musicali che potessero entusiasmarli, unirli e anche accrescerli, così in “Agnys” si respirano ideali correnti musicali futuribili, per un disco in sei tracce, dove il Lato A è influenzato dal suo Lato B, ma ne rappresenta un forte distacco in termini di sonorità, anche rispetto ai preponderanti lidi ambient ai quali ci ha abituati l’artista. Basti ascoltare l’iniziale “Clepsydra”, che si apre con il pianoforte dell’amico, rievocato poi in tutta la seconda parte, un semplice tema che si fa spazio per tutto l’incedere estremamente ritmico della sua techno minimale, oceanica ed evocativa, accentuata nei livelli della sfrecciante e sognante “Seven - Segments” e amplificati poi nella più orecchiabile, rotonda e corposa “A Square Tablet Strewn With Dust”, con i suoi rimandi all’antico abaco a polvere, tra tempo e calcolo che muovono tutto il disco.

Il Lato B è il punto d’inizio del tutto, dove ritroviamo l’antico pianoforte di Shawn Dickerson, scordato e fascinoso strumento che l’amico comprò per la loro casa di San Francisco e che dobbiamo immaginarci patinato di storie fin dagli anni ’40, rimasto a prendere polvere e sul quale Aria Rostami sembra avere il coraggio di rimettere mano, in un atto di rimarginazione del lutto e riappropriazione di un percorso musicale iniziato insieme. Un secondo lato più improntato su atmosfere profonde, dove il piano viene ricontestualizzato e coperto da una preponderanza di tonalità basse, immergendoci da subito, grazie alla minimale “White White”, in territori più introspettivi e melanconici, latenti atmosfere deep house e ambient, secondo un’estetica tanto cara di questi tempi ad etichette come la Scissor & Thread di Frank & Tony o alle esoteriche cassette outsider house da scovare su Bandcamp; umori che si stemperano anche nell’antico abaco giapponese di “Soroban” e in “Beghilos”, l’alfabeto ottenuto capovolgendo i numeri sul display di una calcolatrice.

“Agnys” di Aria Rostami è un disco in due fasi, che si rincorrono e reinterpretano, per un totale di sei tracce e quaranta minuti che avvolgono l’ascoltatore, per il suo lavoro più corposo e riuscito; da un lato più ludico, come un abaco colorato, dall’altro più introspettivo e atmosferico, ma con una grande pecca: quella di non aver mantenuto l’antica evocazione del pianoforte, rinunciando alla totale epifania della polvere e dei ricordi in tutte le nostre stanze.