Intorno agli anni 20, un appassionato viaggiatore di nome Hugh Tracey - che negli anni sarebbe passato alla storia come uno degli etnomusicologi più influenti del secolo scorso - affascinato dalla cultura africana e dalle sue sonorità tutte ritmo e percussioni, cominciò un mastodontico lavoro di catalogazione e incisione di tutta la musica delle popolazioni negre del Sud e del Centrafrica che riuscì a collazionare. L’impresa culminò nel 1954 con la fondazione dell’ International library of African Music, meglio nota come ILAM, che oggi appare come una sconfinata e preziosa discografia, che custodisce buona parte dell’eredità musicale del continente nero.
Come una reliquia gelosamente custodita, negli anni l’ILAM è rimasta quasi inaccessibile prima che, poche ore fa, è giunta la notizia che questo autentico tesoro sarà dischiuso e diffuso nei suoi momenti più suggestivi da un progetto chiamato Beating Heart, che si autodescrive come “un’epico tentativo di preservare la musica africana per le future generazioni”.
L’obbiettivo si snoderà attraverso l’uscita di diciotto LP, ciascuno focalizzato su un paese e/o delle zone prese in considerazione dagli studi di Tracey, che prevedrà inoltre – udite udite – anche dei remix ad opera di producer che hanno nell’Africa il primo referente delle proprie poetiche. La prima di essa, che uscirà il 1° Giugno nel launch party all’ Oval Space di Londra, sarà incentrato sul Malawi e per l’occasione i remix saranno curati dall’italiano Cristiano Crisci (Clap! Clap!), Machinedrum – icona di Ninja Tune – Luke Vibert, Rudimental, Throwing Shade e Phil Moffa!
Riattualizzare e conservare non sono gli unici vanti di questo progetto, visto che i proventi di Beating Heart – Malawi e delle future releases andranno devoluti interamente alla sostentazione degli stessi stati africani. #enjoythebar