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The Invisible
Patience
Ninja Tune
ZEN229
published:
10 Giugno 2016
“Patience” è una scintilla in vitro. Un detonatore di sentimenti positivi posti lungo l’immaginaria retta che attraversa diametralmente il disco e sulla quale Dave Okumu, Tom Herbert e Leo Taylor dispongono fuochi d’artificio colorati che riempiono il lavoro di toni brillanti e luminosi.
Disco agile, si rivela leggero al primo ascolto ma non cela le qualità tecniche del trio londinese che si è avvalso della partecipazione di artisti/amici e già dalla traccia d’apertura “So Well”, in collaborazione con Jessie Ware, dimostra tutto il potenziale del lavoro prodotto. “Save You” irrompe con il suo riff accattivante, elegantemente pop, a rinfrescare l’ambiente. Proprio la composita natura di questo genere musicale universale pare essere la grammatica su cui l’intero impianto sonoro del disco si ordina, generando tracce che combinano il colore soul della voce di Dave Okumu ad un ventaglio di possibilità interpretative che sperimentano le possibilità offerte dalle declinazioni di beats che strizzano l’occhio a sonorità degli anni ’80. E c’è molto di più. Le interessanti esperienze in chiave elettronica che si vanno realizzando sulla costa occidentale del continente nord americano, proprio nella California di D’Angelo e Flying Lotus, si svela con il groove luminoso, ad un tempo seducente e raffinato, della traccia “Life’s Dancers”. Nell’ascolto del lavoro si percepisce la grande voglia di fare musica del trio londinese che prende la faccenda con piacevole sobrietà e mantiene costantemente alti i valori musicali espressi. Le numerose esperienze di Okumu in qualità di produttore pervadono il disco e si concretano in collaborazioni eccellenti in tracce come “Different” con la magnifica Rosie Lowe, reduce dal debutto di ‘Control’ su Wolf Tone, e “Love Me Again” che vede la partecipazione di una sensualissima Anna Calvi.
Queste due tracce ci accompagnano a “Memories”: qui il disco si accartoccia su se stesso come a prendersi una pausa di riflessione, aggiungendo al lavoro note di colore dal sapore serenamente malinconico che non allontanano il disco dalla sua natura leggera e pur tuttavia segnano un soffice sconfinamento in direzione di sentimenti venati di nostalgia. L’album torna all’originario aspetto, ma dopo “Memories” qualcosa sembra cambiato, come se le tracce conclusive fossero il finale di una storia da cui trarre insegnamento; così “Belive In Yourself” riprende la strada tracciata lungo il percorso del disco, questa volta mostrando più consapevolezza e quasi a dimostrare come fino ad ora la musica del trio si sia volutamente mantenuta ad un grado apparentemente minimo di pienezza, mascherato dalla sobrietà delle composizioni, mentre ora si svela in tutta la solida maturità di cui è capace. Chiude “K Town Sunset” in collaborazione con Connan Mockasin, nella quale le atmosfere del disco vengono distorte e manipolate fino quasi a risultare un viaggio psichedelico, ponderato e rifinito nei minimi dettagli, per concedersi la deriva finale in un tramonto che si affaccia sul domani, ricco di promesse e possibilità.
Il terzo album dei The Invisible è splendente, ogni traccia è curata finemente nei minimi dettagli, merito della bravura dei tre artisti coinvolti, capaci di mettere insieme una musica gradevole, orecchiabile e al tempo stesso non banale. E di Ninja Tune, che ha messo a segno un altro bel colpo.