
Dagli esordi su Bosconi Records fino alla consacrazione su Planet Mu, Herve Atsè Corti, in arte Herva, non ha mai sbagliato un colpo. Produttore eclettico con una forte attitudine alla sperimentazione, è passato poco più di un mese dalla release dell’ultimo LP Hyper Flux, e da pochi giorni sono comparsi online i primi snippet di The Rise & Fall Of The Eurojesters, il nuovo EP di Tru West per Marmo Music. Chi segue Tsinoshi Bar avrà già incontrato questo nome, per chi ancora non lo conosce, questa intervista è un ottimo punto di partenza.
Ciao Herva, benvenuto a Tsinoshi Bar! Parliamo un po’ di Planet Mu: come sei arrivato in contatto con loro e che effetto fa lavorare con una etichetta storica nel mondo della musica elettronica come questa?
Allora, con loro sono entrato in contatto mandando demo: la prima volta mandai una demo circa nel 2012, più o meno in quel periodo e… nulla, non so se nemmeno l’hanno ascoltato, cadde nel vuoto. Ho riprovato qualche anno dopo ed è andata abbastanza bene, l’hanno sentita, da lì è nato Kila.E…. cazzo, è una soddisfazione immensa, immaginati per uno che produce e gli piace quel sound, tantissimi degli artisti usciti su Planet Mu sono poi diventati personaggi chiave della scena elettronica, ho raggiunto bene o male l’obiettivo che mi ero prefissato o comunque quello che avrei voluto dalla musica elettronica. A sapere che persone come Mike Paradinas (μ-Ziq, NdI) supportano la mia musica, avere la possibilità di conoscere, di imparare…
A proposito di questo, che rapporto hai con µ-Ziq e come l’hai conosciuto? Solo via mail o hai avuto l’occasione di parlarci, di conoscerlo di persona?
Inizialmente via mail, ovviamente, perché la distanza è proibitiva, io poi generalmente non mi sposto molto. Poi ci siamo conosciuti di persona perché quando uscì l’album Kila fecero, per i vent’anni di Planet Mu, un tour anche in Italia. Fra le date c’erano anche due date in Italia ed io suonavo in queste due date, quindi abbiamo avuto modo di conoscerci di persona. Ho conosciuto lui, Luke Vibert, Ital Tek, Kuedo, tutte persone incredibili…
Magari anche gente alla mano…
Sì sì son tranquilli! Chiaramente non ti conosci bene, poi comunque sono una persona che si stanca parecchio a fare queste cose qua, non è che sei fuori a prendere una birra e c’hai il tempo di chiacchierare, magari devi suonare eccetera, non te la puoi godere fino in fondo…Però ho un ottimo ricordo, infatti spero il prima possibile di poter andare a Londra e passarci una giornata tranquillo insieme.
Parliamo di Hyper Flux: come hai lavorato alla produzione e che tipo di strumentazione hai usato?
Ho usato un po’ di tutto: sia macchine che linguaggi di programmazione domain specific. Dipende un po’ dal mood, non ho un modus operandi prestabilito. È una domanda che mi fanno spesso, ma non mi va di rispondere perché… non mi va! Non è un discorso di formula magica, non è che la gente te la ruba né niente, voglio che la mia musica rimanga legata all’output sonoro e non alla strumentazione. Voglio essere ascoltato e non giudicato per il fatto che se uno lavora con le macchine allora è figo…
Era una cosa interessante però, sapendo che tu hai anche un background da musicista, in più studi ingegneria elettronica, ero curiosa di capire come queste cose interagiscono fra loro…
Allora, se ti interessa capire questo, ho usato anche strumenti musicali. Io so suonare bene la batteria, il basso e la chitarra me la cavo…Te conta che io a casa ho la possibilità di utilizzare due studi: il mio, dedicato principalmente, se non esclusivamente, agli strumenti elettronici, e lo studio di mio padre, che ha strumenti “veri” diciamo, c’è una batteria, ci sono chitarre in quantità incredibile, acustiche, elettriche, bassi acustici, elettrici a 4, 5, 6 corde, strumenti auto-costruiti da lui, strumenti-auto costruiti miei… c’è un po’ di tutto. Siamo tutti e due smanettoni, bene o male la mia famiglia ha quest’indole, gli piace “smaniare” sulle cose. Ad esempio, c’è il basso attaccato, c’è il Marshall della Fender lì, magari se una volta c’ho voglia perché mi prende bene vado là e ri-registro delle parti di basso, poi ci lavoro nel mio studio e così via, capito? Però anche lì non è una cosa che è sempre così, è standard….
Non hai un modo fisso insomma…
No, anzi il mio problema è proprio il contrario: odio i modi fissi di lavorare, secondo me la creatività di una persona si ammazza quando ti chiudi troppo su una formula, oppure quando vari troppo, quindi potrebbe essere che la sto ammazzando da solo e non lo so, però io fondamentalmente mi diverto a fare così e poi del resto me ne frega il giusto! (risate, NdI)
Mi sembra giusto. E l’album l’hai prodotto a casa tua quindi? Cosa ascoltavi mentre stavi producendo l’album?
Si l’ho prodotto a casa, è roba mia. È un po’ che non sto ascoltando roba di altri, magari mi capita di fare selezione di dischi per quando suono dj set, mi piace anche selezionare, però nell’ultimo periodo ho ascoltato veramente poca roba di altri. Non mi capita mai di andare a casa e ascoltare un podcast o mettermi a sentire un album, è rara come cosa. Anche perché non ho veramente il tempo di mettermi a fare una cosa del genere, quindi fondamentalmente quando posso vado in studio e cerco di fare la roba mia, che poi alla fine è la roba che mi piace di più, non per essere autoreferenziale però capito, la fai come la vuoi (risate, NdI)
Quali diresti che sono state invece le influenze “extra-musicali”, se ce ne sono state (tipo libri, film)?
Dipende, ci son tantissime cose, è il mood con cui vai a fare le cose. Non so se te hai una passione particolare creativa, tipo dipingere, scolpire: immaginati quanto ti può influenzare una giornata in generale, non ti dico solamente film, libri, musica eccetera…
La vita in generale dici…?
La vita in generale sì. Poi di letture io leggo molte cose scientifiche per studio e per interesse, però non tendo a leggere molti libri, tendo più a leggere saggi. Cioè, non è che ora mi metto a leggere saggi scientifici però magari non so… c’è un libro di elettronica, lo sto studiando, sulla progettazione di dispositivi audio…Small Signal Audio Design, una roba del genere, mi son letto quello, non è un romanzo o una storia. Che poi non mi piacciono nemmeno particolarmente! Mi piace guardare le serie TV, Better Call Saul…
….Stranger Things?
No, non l’ho mai visto, c’è troppo hype per guardarlo!
….Black Mirror?
Black Mirror mi piace un botto! Breaking Bad, però ho visto solo l’ultima stagione perché ho detto guardo solo una puntata, mi è piaciuto un botto, ho guardato l’ultima quindi so già come va a finire!
Era interessante quello che dicevi rispetto al fatto che leggi delle cose, magari dei testi scientifici, e ti influenzano in qualche modo. Il fatto di essere uno studente di ingegneria elettronica in qualche modo ha un eco sul tuo essere produttore? Magari studi delle cose, puoi costruirti i tuoi strumenti…
Certo, all’inizio ho studiato ingegneria elettronica perché mi piaceva la musica elettronica e pensato che avrebbe potuto avere un senso studiarla, visto che gli strumenti che utilizzo sono prevalentemente elettronici. Poi invecchi, maturi e capisci meglio, ti si integra addosso come cosa. Il mio modo di produrre è quello, mi viene in maniera naturale, perché se mi mettessi davanti alla consolle due ore a caso probabilmente mi annoierei. L’ho fatto per tanti anni, ho usato tutti i software possibili. Ora è tanto che non li uso, ho usato Ableton, Reason, Fruit Loop, un po’ di Logic, Pro Tools poco…Già quando trovi cose come Audacity, Pure Data, SuperCollider, Max/MSP, robe così ti intrigano di più, sono già più divertenti, anche perché ti permettono di avere un controllo più “a basso livello” su quello che fai, e avere un controllo più a basso livello permette di crearti dei tool che sennò dovresti andare a cercare da altri. Quindi capito cosa ti sto dicendo…studio ingegneria, così attraverso la formazione universitaria avrò la possibilità di crearmi quello che mi serve a seconda del momento.
Ti faccio un esempio, il workflow che ho nel produrre è una cosa veramente incasinata. Chi mi conosce lo sa, è per quello che se vedi poi collaborazioni mie con altra gente, altri progetti sono più “raw”. Il suono che faccio io è molto più lento perché magari ho un’applicazione in testa, mi metto a smaniare su quello, entro in un viaggio di come farlo e la musica è quello che ne viene fuori. È che in questo modo, a parte che è più divertente, poi hai un approccio più tuo, semplicemente questo.
Sembra che negli ultimi anni ci sia un gran fermento nella scena elettronica italiana e che non ci sia più bisogno di guardare all’estero per trovare produttori e Dj di talento, sei d’accordo?
Sì, ora per fortuna stanno uscendo tante cose, poi io non conosco le altre scene nel mondo, non tutte ti arrivano in faccia come possono essere la scena inglese o americana perché i mezzi di comunicazione son così. Però la scena italiana la vedo molto attiva, e questo mi fa piacere, mi fa piacere vedere altri artisti italiani che escono su label prestigiose, mi fa piacere vedere che hanno dei riconoscimenti e vengano considerati perché fino a qualche anno fa erano un po’ “ghettizzati”, lo vedi anche dalla press in generale.
Una cosa che mi fa sempre ridere, e un po’ anche “scazzare”, è che tutte le volte che esce qualcosa di press fuori dall’Italia i produttori italiani sono sempre “the italian producer”, cioè… producer e basta! Va bene la scena italiana, va bene un po’ di orgoglio nazionale, però alla fine viviamo su una palla sospesa in mezzo al niente. La musica dovrebbe essere una cosa per abbattere questi bordi e questi limiti mentali, però ripeto, mi fa piacere vedere che anche qua cominciano ad avere riscontri positivi. Poi ci sono sempre stati, ma ora hanno più risonanza, anche perché anche gli italiani adesso considerano di più gli italiani stessi, perché non ci sbagliamo, gli italiani che non sopportano la propria scena, poi non si devono lamentare. Fa anche piacere vedere la musica apprezzata all’estero che gira, sennò… Ripeto, io non sono particolarmente legato ai giudizi degli altri, però mi sarei tenuto la musica per me se non l’avessi voluta far uscire e m’immagino anche gli altri, poi ci sta che un giorno lo farò, però ora come ora mi fa piacere farla sentire.
Com’è la scena musicale fiorentina? Vista dal fuori sembra ci siano molte cose interessanti per quel che riguarda la musica elettronica e sperimentale (penso a cose come Disco_nnect, Musicus Concentus per esempio)
Guarda, fare questa cosa a Firenze è molto dura. La situazione che c’è a Firenze non è facile da gestire, perché è una città piccola, la gente non è troppo amante dell’elettronica…sì, ci sono le nicchie che seguono l’elettronica, però in confronto alla popolazione sono una piccola parte, quindi è molto dura, infatti rispetto queste persone. Poi “scena”, nel senso, non c’è nessuna scena secondo me, qui ci sono un sacco di persone che fanno cose fighe e basta.
Però se guardi i concerti e le serate ci son delle cose particolari
Sì sì perché ci son delle persone che si spaccano l’anima, rischiando anche parecchio! Tanto, fintanto che l’amministrazione è legata a discorsi di vent’anni fa, si cerca di reprimere più che di ispirare la creatività, e per gestire e creare ordine si prova a controllare tutto, è difficile fare qualche cosa di nuovo o comunque portare avanti delle serate, portare degli artisti che magari le persone non hanno mai sentito e vanno lì per curiosità, è una cosa che mi fa piacere, però è molto difficile. Infatti Disco_nnect non so se sono pazzi o sono degli eroi di cui il mondo ha bisogno! Son persone che si sbattono… Che alla fine ti dico la verità, certe volte questa città la manderei a cagare volentierissimo, però insomma, son contento che ci siano loro che fanno queste cose! (risate, NdI)
La cosa che dispiace a me sinceramente è che le nuove generazioni le vedo abbastanza disaffezionate a queste cose… poi il mondo cambia, non è che deve rimanere identico a se stesso…Non conosco ragazzi curiosi più piccoli, magari non ho nemmeno l’occasione di frequentarli, però non ho visto ragazzi, almeno a Firenze, delle nuove generazioni che iniziano a prendere spazio. A me farebbe piacere, ti ripeto, a me non interessa esserci per sempre, è un periodo, faccio musica, mi diverto, poi è giusto che ci siano altre cose, che si rinnovi la scena, però vedo che bene o male…
C’è poco rinnovamento?
Non c’è per ora, che io sappia poi eh, non è che sono un gran frequentatore, son quasi sempre per cazzi miei, però insomma…
Hai un sacco di side-projects: Life’s Track, Tru West e Knobold
Sì, non sono “miei”, son più collaborazioni. Life’s Track è nato perché io e Marco (D’Aquino, aka Dukwa, NdI) siamo amici da tanto tempo, abbiamo condiviso e condividiamo comunque un percorso musicale affine. Lascia fare che come sonorità i progetti nostri singoli son (per fortuna anche!) molto diversi, però siamo entrati in contatto con Bosconi Records più o meno nello stesso periodo, grazie a Marco che ha conosciuto prima Mass Prod, poi Fabio (della Torre, NdI) eccetera. Ed era naturale, perché comunque siamo amici, siamo due che hanno questa passione, della nostra età conoscevamo praticamente tutta Firenze, intendo di quelli che già facevano uscite o avevano contatti con un’etichetta discografica…che non è una cosa scontata, è molto difficile finché non rompi il ghiaccio. Quindi ci sta, abitiamo anche a poca distanza, era una cosa più che naturale. Infatti son super contento, anche perché l’output Life’s Track ora è un attimo in pausa perché comunque la vita più invecchi più si complica, però non è defunto, prima o poi torneremo più incazzati di prima.
Poi per dirti, cose con Mass Prod, come Knobold, sono nate perché siamo super amici con Mass Prod: è stato lui che ha scoperto Marco, ci ha insegnato un botto di cose, è stato lui a introdurci a come si lavora con le macchine, ha un cervello immenso! La sua discografia è solo la punta dell’iceberg di quello che è Mass Prod…avete visto la cosa più piccola e a mio avviso nemmeno le cose migliori, perché le cose più belle che ha fatto sfortunatamente ancora non le ha sentite nessuno! Ora penso dovrebbe uscire il suo album nuovo che bò, non te lo dico nemmeno! Comunque nulla, siamo in contatto, capita che magari siamo in studio insieme, tipo Knobold, eravamo a Berlino, c’aveva uno studio della madonna, perché non fare qualche cosa tutti insieme? Ci siamo messi là e abbiamo fatto il disco.
Tru West simile, siamo metti sempre io, Mass Prod, Rufus, è una situazione open, non è una formazione fissa. Magari ci siamo come membri stabili io, Mass Prod, Rufus e Stefano Meucci, però la formazione cambia molto: a volte ci troviamo a suonare con un clarinettista, a volte con un trombettista, a volte c’è stato mio padre che suonava il basso in un live…è molto for fun.
Cosa c’è nel futuro prossimo di Herva: qualche nuova collaborazione, release o data dove sentirti suonare?
Nel mio futuro prossimo -dovrebbe uscire a breve- un remix mio per Tru West (son molto contento di quel remix , mi piace un botto!) e un nuovo Tru West su Marmo Music. Poi ci sarà un altro disco con All City Dublin, penso prima dell’estate, dopo voglio staccare un po’. Quello che voglio è continuare il mio viaggio, non voglio essere troppo legato, perché tante volte mi son sentito dire “eh ma te fai poche release”…magari il mio disco esce una volta all’anno, però mi piace curarle le cose. Ti faccio un esempio, ho smontato completamente il mixer e lo sto ricostruendo per modificarlo…però cominci a fare sta cosa, poi sto moddando altra roba, mi sto costruendo della roba per modulari… Ho veramente tantissima carne al fuoco e ci vorrà un sacco di tempo….quando sarà finita, o non avrò più voglia di fare niente e mi basterà avere la roba, o uscirà un album non ti dico definitivo, però una roba del genere. Diciamo ora mi sto distruggendo per ricostruirmi più forte di prima, vedila così.