Di LNDFK ve ne abbiamo parlato diverse volte in queste settimane: vi abbiamo presentato il suo debut EP, composto a quattro mani con Daryobass ed uscito settimana scorsa su Feelin’Music (potete ascoltarlo tra le nostre TOP RELEASES), vi abbiamo parlato della sua splendida voce, delle sue origini, della sua storia. Quale modo migliore però di conoscere veramente da vicino un talento se non attraverso le sue stesse parole?
Abbiamo chiesto a LNDFK di raccontarci il suo “Lust Blue”, ne è venuta fuori un’intervista ed una playlist, inserita nella nostra rubrica “5Traxx” (fate play in testata!), che raccontano la genesi di un progetto che, credeteci, è destinato a diventare grande anche e sopratutto fuori dai confini nazionali. Godetevi questo piccolo viaggio e…#enjoythebar!

Ciao e benvenuta nel Bar virtuale di Tsinoshi! È uscito da pochi giorni il tuo EP d’esordio, cosa ti passa per la testa?
Ciao a voi e grazie per l’invito! Sì, l’uscita ufficiale di “Lust Blue” era prevista per l’11 Novembre, è uscito davvero da pochissimo. Ho lavorato a questo progetto per un po’ di tempo e non vedevo l’ora di condividere il mio EP con tutte le persone appassionate a questo genere di musica. Dentro ci sono tutte le influenze della musica che amo e mi piace l’idea di fare entrare le persone nel mio piccolo universo.
Ci spieghi cosa c’è dietro il tuo nome e il perché di questa scelta?
Essendo una musicista tendo a dare la priorità ai suoni che risultano piacevoli quando li ascolto e El En Di Ef Key, si pronuncia così, mi è subito piaciuto e non è poi così lontano dal mio vero nome che è Linda Feki.
Sei figlia di due diverse culture, madre italiana e padre arabo. Quanto tutto questo ha influito sulla tua musica? Quali sono stati il tuo primo contatto con la musica in generale ed il primo con la musica elettronica?
Credo di aver ereditato da parte di mio padre, e in particolare dall’Africa, una spiccata sensibilità nei confronti del ritmo. Dalle mie origini napoletane invece ho ereditato la cultura della canzone, della bellezza della melodia, della musica colta napoletana, dall’ottocento ad oggi, dell’armonia, che successivamente mi ha fatto innamorare della musica brasiliana con la quale ha molte similitudini, e in particolare l’amore per la parola. Il primo contatto con la musica elettronica è avvenuto con il disco “Dummy”, dei Portishead, del 1994, del quale mi innamorai.
È importante non dimenticarsi mai da dove si arriva. Cosa ti manca della tua terra d’origine?
Avendo vissuto per poco tempo lì ed essendoci tornata una sola volta da bambina più che mancarmi delle cose sarei curiosa di esplorare la mia terra d’origine. Mi mancano delle esperienze che mi auguro di poter recuperare al più presto, tra cui rivedere il Sahara e poter riaffondare le mani nella sua sabbia.
A chi ti sei musicalmente ispirata per questo EP? Come ci si sente ad essere accostate fin dal debutto a nomi del calibro di FKA twigs e Fatima?
Tra le mie fonti di ispirazione principale ci sono Nai Palm, Flako, Rahel, Taylor McFerrin, Thundercat, Georgia Anne Muldrow e tanti altri artisti di questo mood. Sono felice che mi si associ ad artisti come FKA Twigs e Fatima, ma sarei ancora più felice di riuscire a percorre le loro orme dal punto di vista discografico e artistico.
Da cosa nasce l’idea di utilizzare per le percussioni oggetti non convenzionali come il ghiaccio in un bicchiere di vetro o una scatola di scarpe? Com’è stato lavorare in studio con Daryobass e quanto ha influito essere in due in studio, durante la fase produttiva?
Ci capita spesso di essere in giro e di sperimentare la capacità sonora degli oggetti che ci circondano. Talvolta ci ritroviamo a suonare le bustine dello zucchero come shaker o a percuotere dei tavolini al ristorante e valutare la loro risonanza. Produrre insieme a lui è stato molto divertente anche per questo. È stato molto utile il confronto proprio perché abbiamo unito le nostre consapevolezze e le nostre conoscenze. Ci si ispira a vicenda e allo stesso tempo si migliora imparando dall’altro, sia musicalmente che umanamente.
Non è semplice elettronica, non è semplice soul, non sono semplici beats: come definiresti questo “Lust Blue EP”?
Future-soul è l’etichetta che più preferisco per la definizione del genere e lo accosterei alla scia musicale che ha preso vita a LA da qualche anno con artisti come Flying Louts, MNDSGN e altri.
In Italia stiamo vivendo una sorta di “esplosione” per quanto riguarda il neo-soul: come mai la scelta di pubblicare per un etichetta non italiana come Feelin’ Music? Com’è nato il rapporto con loro?
L’esigenza era quella di comunicare con delle realtà estere. Inizialmente eravamo d’accordo con Mellow Orange di San Francisco ma successivamente Chief, il boss di Feelin’ Music, ha mostrato un vero e sincero interesse nei confronti del mio progetto supportandolo e in parte investendoci. Il rapporto con loro è nato grazie al mio producer, Daryo, che aveva già rapporti di stima reciproca con Feelin’Music.
Ci fai un’elenco di 5 tracce che hanno influito in qualche modo sull’estetica di questo tuo primo lavoro?
Hiatus Kaiyote “By Fire”
Taylor McFerrin “Florasia”
Thundercat “Tron Song”
Anna Wise “Precious Possession”
Flying Lotus feat Andreya Triana “Teal Leaf Dancer”
Hai già programmato di esibirti dal vivo, dove possiamo trovarti?
Ci stiamo lavorando. Prossimamente troverete sulla mia pagina ufficiale di Facebook e sul mio profilo Instagram tutti gli aggiornamenti riguardo i live.
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