Davide Falco, 31 anni di Bari, si appassiona sin da piccolo alla musica grazie al padre che lo educa al violino, al flauto traverso, alla chitarra e al pianoforte. Nel periodo della gioventù e dei dischi scambiati con gli amici entra in contatto con numerose e diverse realtà, divendo un saggio ascoltatore che ama capire e ricercare il contatto che ogni singolo artista ha con la musica. Un “uomo da cuffia” vecchio modello, egli dedica molto tempo allo studio del singolo disco anche quando intorno ai vent’anni viene a contatto con la musica elettronica, concentrandosi sui pezzi di Ellen Allien e Apparat.
Da questo approccio all’ascolto deriva, quindi, un bagaglio d’esperienza notevole, ricco di aneddoti e virtù proprie di un vero appassionato, e ora condivise grazie della sua nuova rubrica, “Heimat”, che si propone come un’accogliente casa in cui, seduto su una poltrona, Davide ci ospita e racconta di alcune release tra le più recenti, parlando a cuore aperto.
Questa settimana iniziamo con Christian Löffler, Minimono, Cobblestone Jazz e Henrik Schwarz. Per ogni release è disponibile lo streaming completo, e qualche bonus per i più insaziabili scopritori di musica. Buona lettura e felice ascolto a tutti!
Immagine di copertina a cura di Giacomo Sarcina - LINK.
Christian Löffler “York” [20:20 Vision, 30 Marzo 2015 - vinile / 20 Aprile - digitale]
Dopo l’uscita di “A Forest” nel 2012 e “Young Alaska” nel 2014, dischi molto apprezzati da critica e pubblico, Christian Löffler ci offre un EP in tre tracce dal titolo “York”, uscito il 30 marzo in vinile e il 20 aprile per 20:20 Vision, una delle più rispettate house label inglesi. In questi anni il giovane produttore tedesco ha dimostrato con le sue uscite di essere tra i migliori nel suo campo, sia per la qualità della musica intesa dal punto di vista tecnico, che per l’intensità emotiva che imprime ad ogni sua traccia, ed è proprio quest’ultima, a mio modo di vedere, la sua migliore qualità. “York” è impregnato di tali caratteristiche e la consistenza, profonda e – appunto - emotivamente consapevole, risulta evidente in queste tre tracce che disegnano nell’insieme un paesaggio delicato e malinconico: l’EP è nel suo insieme una meravigliosa immagine del mondo che caratterizza la produzione del tedesco, nonché un ascolto che esprime al meglio tutto il suo potenziale personale.
La musica di Löffler appare ancora una volta intensa e carica di trasporto: già l’album di debutto “A Forest”, uscito nel 2012 su Ki Records, della quale Chris è cofondatore, dimostrava in maniera chiara la sua ispirazione e la sua potente carica espressiva: un’elettronica di ispirazione ambient, techno e sperimentale trattata con delicatezza allo scopo di creare atmosfere trasognate con l’utilizzo massivo di synth morbidissimi. La struttura delle tracce del tedesco risulta sempre pulita e semplice anche in “York”, ma la differenza di qualità è nella scelta dei suoni, nella ricerca melodica e nell’armonia complessiva che ne deriva e che denuncia, sempre, una profonda ricerca personale. Anche “Young Alaska” (Ki Records) del 2014 rivela queste caratteristiche perseguendo una continuità che, per la maturazione del tedesco, giunge ad esaltarsi in special modo nelle tracce accompagnate da vocals che rendono eteree le composizioni. La qualità tecnica e la scelta dei suoni sono sempre ai massimi livelli, propongono un’elettronica sempre ispirata, intima, appassionata e umile nella sua bellezza, risultato che sbalordisce se si pensa alla media della produzione odierna, che imbocca troppo spesso sentieri complessi e viscosi.
I luoghi natii che influenzano in maniera decisiva la musica di Christian Löffler sono gli stessi che poco più di duecento anni fa hanno ispirato Caspar David Friedrich, tra i massimi esponenti del romanticismo pittorico tedesco. L’ambiente è lo stesso: la delicatezza dei toni, le atmosfere trasognate, brumose ma mai troppo cupe e insieme a queste la potenza espressiva condivisa che induce la mente al viaggio. Sembra che la Pomeriana tedesca ci abbia regalato un neo-romantico che riesce ad esprimere tramite un linguaggio universale la bellezza del mondo e il fascino delle sue terre racchiuse in uno splendido giardino che è la discografia di questo mirabile artista.
Sarà probabilmente il paesaggio teutonico, le atmosfere o gli influssi culturali ma è ancora in terra di Germania che, se vi appassiona l’ascolto di Löffler, bisogna andare a cercare un artista che possa regalare simili emozioni. Lorenz Brunner, in arte Recondite, è un produttore tedesco che tratta temi molto vicini a Christian Löffler con toni più scuri, retaggio del background da ascoltatore di Aftermath, Edvard Munch, Arvo Parth, Metallica, e Rammstein. Come il primo anche Brunner è molto legato al tema delle atmosfere della sua terra e proprio per “Hinterland” l’album del 2013 apparso su Ghostly International torna in quei luoghi per descriverli e trarre ispirazione. “Iffy” è il suo terzo LP, apparso su Innervisions e mostra tutta la capacità di Recondite di entrare in contatto diretto con chi si appresta al suo ascolto.
Tracklist:
A1. York
B1. Lhotse
B2. Nordkap
Minimono “Gang Of Fools” [Bosconi Records, 1 Marzo 2015 - vinile / 1 Maggio - digitale]
Cosa succede se si prova a mescolare Frankie Knuckles, funky house, french touch e un po’ di sana creatività italiana maturata in ambiente berlinese? Si ottiene un suono particolarissimo, estremamente clubby, che imbevuto di esperienza internazionale e buon gusto dà vita al progetto Minimono! A quattro anni dall’uscita di “Runaway” torna la coppia d’oro composta da Della Torre e Colaci con “Gang Of Fools”, disco che combina funk e west-coast house allo squisito tocco italiano, e che attendevamo ormai da qualche mese, ossia dal momento in cui il Signor Della Torre ci ha parlato dei suoi progetti futuri durante l’intervista dello scorso anno, che potete recuperare QUI.
Il progetto musicale è frutto dell’incontro tra il dj Fabio Della Torre ed il batterista e produttore Ennio Colaci che dal 2002 cominciano a collaborare per portare avanti la loro personale idea di cultura musicale, tesa a supportare la scena elettronica locale. Dopo i primi passi mossi “in casa”, ossia nello storico Tenax, e la produzione di musica per l’etichetta legata al Club i due cominciano a cimentarsi con lavori per etichette straniere. Alle uscite discografiche uniscono le esibizioni live che, con grande dinamismo e qualità della selezione, attirano l’attenzione del pubblico. Il duo compie un passo fondamentale nel 2008, anno in cui venne fondata la Bosconi Records, label nata per perseguire l’idea di produrre una raffinata musica da club e, contemporaneamente, sostenere e promuovere la scena elettronica italiana: la prospettiva “club” è estremamente importante per la nascita dell’etichetta, portavoce della cultura ad essa legata che in Italia fatica a godere della dovuta considerazione.
La prospettiva di lavoro di Minimono e della Bosconi Records appare, quindi, estremamente importante per due ragioni: promuove molti artisti italiani sul territorio nazionale e all’estero, ed è nata da un’esperienza internazionale, fondamentale se si vuole lavorare seriamente e con cognizione di causa per superare quell’impasse che, come spesso accade, blocca l’enorme potenziale italiano possiede, spesso in difficoltà nell’esprimersi al meglio.
Il bagaglio di conoscenze e la voglia di far bene in Italia, propria di Fabio Della Torre, sono la base di una conoscenza che saprà istruire anche le nuove generazioni, e di questo ne sono certo!
“Gang Of Fools” è uscito il 27 Aprile in vinile… Genuinamente, su Bosconi Records.
Tracklist:
A1. Gang Of Fools
A2. Rapid Fall
B1. Bring It
B2. Under The Influence
Cobblestone Jazz “Northern Lights” [ITISWHATITIS Recordings]
Sul finire del 2002 è apparso sull’etichetta dicografica canadese ITISWHATITIS un EP dal titolo “5th Element”, produzione di debutto dei Cobblestone Jazz. Sono passati tredici anni e il trio, dopo svariati singoli ed EP pubblicati per la Wagon Repair, e due albumper !K7 Records, “23 Seconds” del 2007 e “The Modern Deep Left Quartet” del 2010, tornano alle loro radici discografiche per pubblicare il nuovo EP “Northern Lights”. Le due tracce non smentiscono le produzioni del trio canadese, che a distanza di tre anni dall’ultima uscita si dimostra sempre capace di realizzare quell’inconfondibile melting pot tra elettronica minimale, house e improvvisazione jazzistica, un sound che rispecchia le tre differenti anime del gruppo. Il background da dj e produttore di musica elettronica fornisce a Tyger Dhula le conoscenze e le competenze stilistiche per offrire l’ambiente giusto, che permette a Mathew Jonson di sfruttare la sua capacità di mixare e comporre sul momento, utilizzando drum machines e sintetizzatori con perizia tale da spingere la musica in qualsiasi direzione lui decida. La storia di musicista jazz di Danuel Tate completa il quadro, fornendo quell’approccio all’improvvisazione e quel moderno senso di armonia che sono marchio di fabbrica dei Cobblestone Jazz. Un tocco sapiente, che rende la loro musica inconfondibile, unpiacevole e versatile viaggio sonoro.
Mathew Jonson vive a Berlino da svariati anni e questa sua dimensione europea si fa sentire in maniera molto profonda nelle produzioni del trio, che lavora secondo un metodo di registrazione spontaneo delle tracce, in parte per via delle strumentazioni analogiche utilizzate come le Roland TR-808, TR-909 e SH-101 o i sintetizzatori Cwejman e Doepfer, e in parte per la loro formazione artistica.
La registrazione delle tracce di questo EP è avvenuta nel 2012, la loro rivisitazione è invece dell’inverno appena terminato. Questa uscita non presenta caratteri di novità dal punto di vista musicale, né sembra essere preludio ad una qualche futura pubblicazione più consistente; pare piuttosto essere una sorta di affermazione di sé stessi da parte del trio, che omaggia l’etichetta da dove tutto è cominciato, ITISWHATITIS Recordings, con un’uscita in pieno stile Cobblestone Jazz.
“Northern Lights” è in distribuzione dal 27 Aprile, in vinile e digitale.
Tracklist:
A. Northern Lights
B. Drawn From The Side Of Crime
Henrik Schwarz “Instruments” [Sony Classical, 10 Aprile 2015]
Per parlare di “Instruments” credo sia doveroso presentare il suo autore, cogliendo l’occasione per raccontare, al di là dell’album in questione, la bella esperienza, la grande conoscenza musicale e l’approccio culturale di uno dei più importanti produttori contemporanei di musica elettronica.
Henrik Schwarz è nato e cresciuto nella Germania del sud, dove ha mosso i suoi primi passi come dj nei club locali: rap, hip-hop, rare groove, jazz e Detroit techno erano i generi utilizzati per i suoi sets. Alla fine degli anni ’90 si trasferisce a Berlino, città dove comincia a maturare la sua attività musicale, e nel 2002 esce “Supravision” per l’etichetta Moodmusic: sull’EP è incisa “Marvin”, traccia che attira l’attenzione di Gilles Peterson (non uno qualunque), ed egli, prontamente, manda la traccia in onda durante il suo show, al tempo per BBC Radio 1. Il resto è venuto da sé.
Henrik Schwarz “Marvin”
Sarebbe lunga la lista dei pezzi di Schwarz che hanno segnato la sua storia di produttore, ma di ognuno colpiscono l’impressionante forza espressiva, la grande qualità tecnica e, soprattutto, la vastità dei generi che il produttore tedesco riesce a racchiudere nella sua musica. Con grande consapevolezza, approcciando la musica attraverso una vasta conoscenza e rispetto. La cartina tornasole di questo aspetto è il DJ-Kicks del 2006: soul, jazz, reggae, funk, house, techno, c’è tutto un mondo dentro”
Nel 2009 Schwarz realizza con Âme e Dixon “The Grandfather Paradox”, che si definisce compilation per convenzione ma in realtà rappresenta una piccola guida alla musica minimalista degli ultimi 50 anni. Questa uscita dimostra ancora una volta la cruciale attenzione posta da Henrik Schwarz al momento culturale che vive, dimostrando di conoscerne la storia e di intravederne gli sviluppi futuri. L’amore per la musica lo spinge alla sperimentazione live con il trio Jazz Ethnic Heritage Ensemble, e alla collaborazione con il virtuoso pianista jazz Bugge Wesseltoft. Nel 2011, insieme al pianista norvegese, pubblica “Duo”, un meraviglioso album che sposa musica jazz ed elettronica in maniera fresca e divertente; nel 2014 i due, insieme al bassista jazz Dan Berglund (svedese) pubblicano “Trialogue” che obbliga le sperimentazioni jazzistiche ad un ambiente marcatamente scandinavo, freddo: l’album si presenta con notevole fascino ed eleganza.
Fin qui è stato il passato, mentre il presente di Schwarz s’intitola “Instruments”, album pubblicato da Sony Classical che si pone quale punto di approdo di un percorso che ha visto il produttore tedesco cimentarsi nella composizione “classica”, intesa, a mio avviso, solo come ambito di riferimento nel quale l’artista si è moss per la scrittura dei pezzi, successivamente rivisti da Johannes Brecht, giovane produttore tedesco cresciuto artisticamente nell’ambito della musica classica e che sta facendo parlare molto bene di sé nell’ambiente della produzione elettronica. Colgo l’occasione per menzionare il suo recentissimo “Trois Nocturnes”, uscito lo scorso 20 aprile su Poker Flat, EP in tre tracce di profonda, acuta e interessantissima elettronica, sapientemente strutturata.
Johannes Brecht “Trois Nocturnes”
Credo che “Instruments” sia un progetto interessante perché esprime in certa misura l’approccio poliedrico di Schwarz alla sua musica, tuttavia c’è da riconoscere che se ad un primo ascolto può sembrare un’operazione di grande impatto, è pur vero che dimostra, se mai vi fosse bisogno, quanto la musica classica sia ben altro. In tutta onestà e consapevole del lavoro decennale del tedesco, non credo che lui abbia in alcuna maniera pensato di voler pubblicare un album di musica classica; altresì, sono convinto che il disco rappresenti un gioco virtuoso, una sorta di viaggio d’esplorazione in luoghi fino ad ora poco battuti nella sua prolifica e profonda esperienza. D’altro canto “nomea o men”, e il titolo “Istruments” racchiude tutta la voglia messa da Schwarz nel divertirsi e sperimentare le potenzialità e la grandezza degli strumenti classici; chissà se il futuro riserverà altre grandi, belle sorprese.
Tracklist:
01. Walk Music Four
02. Marvin Two
03. Leave My Head Alone Brain Seven
04. In Björndal
05. Cloud Tree
06. Wamims
07. I Exist Because of You Two