Tanti auguri KODE_1: storia di un Anno Primo vissuto intensamente

Kode_1 compie un anno, noi non potevamo che festeggiare questa cosa con un contenuto dei nostri. “Perché” domandate? Perché oggettivamente nel suo primo anno di vita Kode_1 è stato qualcosa di assolutamente non ordinario per qualità, cura dei contenuti, presenza, su tutti i fronti possibili. In un anno a Putignano è nato a cresciuto qualcosa di assolutamente straordinario, un club fatto e finito in cui ogni particolare, dalle sempre fresche line up ai residents sino alla venue ed alla comunicazione, è stato condotto con la maestria di chi, in questo ambiente, ci è da sempre. E no, non è così, è tutto frutto di un team di lavoro solido, forte, preparato, tenuto insieme dalla passione per quello che si sta facendo.

Non sapremmo raccontarvi la storia, gli aneddoti, i personaggi dietro al Kode_1 meglio di chi il progetto lo ha pensato, ideato, costruito giorno per giorno, accudito e vissuto intensamente. Intenso, aggettivo che ricorre spesso nella storia di Kode_1, come avrete modo di leggere nelle righe qui sotto: la storia del club di Putignano ve la facciamo raccontare in un’intervista direttamente da Vincenzo Palazzo, così come l’abbiamo catturata noi. Qui sotto vi lasciamo anche le 10 tracce più significative per il Kode_1 scelte da chi il Kode_1 ce l’ha tatuato addosso, per un racconto che più veritiero di così non ci potrebbe essere. Vi basta un play, un play lungo come gli ultimi 365 giorni, vissuti davvero “a cento all’ora”, come diceva quel noto cantautore italiano oggi re di Facebook. Ad Maiora.

Ciao Vincenzo e benvenuto su Tsinoshi Bar. Partiamo dal fondo: la seconda stagione è appena cominciata, ma il live di Mecna di questa settimana già preannuncia che saranno mesi molto, molto caldi quelli che ci attendono (sì, ti sto chiedendo qualche anticipazione subito, le aspettative sono parecchio alte!).

Per iniziare ringrazio tutto lo staff di Tsinoshi Bar per essersi da subito interessato e aver creduto nel progetto KODE_1. La seconda stagione è iniziata già da un mese e sembra essere incominciata così come ci eravamo lasciati lo scorso fine Maggio: il party di apertura è andato oltre ogni immaginazione, penso che scene così le abbia viste solo a Brick Lane e altri quartieri cuore della vita notturna metropolitana (intendo come aggregazione di gente per strada) c’erano mille e passa persone, tralasciando chi era all’interno del club, che animava la strada e la piazza di fronte al club. Questo è ciò che chiamo aggregazione culturale, ciò che dovrebbe accadere per far si che si crei una vera scena, un movimento che vada al di là del solo discorso musicale. Una cosa a cui tengo moltissimo, questa, così come sono legatissimo e orgoglioso della mia terra e son felicissimo di questa data con Mecna, pugliese anche lui, che di certo non ha bisogno di introduzioni… Quest’anno è successo ciò che speravo accadesse, importanti nomi della scena elettronica internazionale che, con piacere, vogliono “sperimentare” questo piccolo club in un piccolo paese, club di per sé anomalo nella nostra penisola, figuriamoci in un paese della provincia del Sud. Di nomi caldi ce ne saranno molti: sicuramente nulla di eclatante se paragonato ai club storici Italiani, ma se si pensa che parliamo di un club con un dancefloor di 100 persone in una piccola provincia tutto questo ha dell’incredibile e non solo a livello nazionale. Abbiamo iniziato due sabati fa con Free The Robots da Los Angeles e proseguiremo appunto con Mecna questo Venerdì, ma avremo l’onore di ospitare nell’immediato futuro Lena Willikens, Memory9, Airhead, Darksky, Pagaea, Tessela, il nostro ormai di casa Moiré e molti altri. Forse la serata più attesa, piccolo sogno che si realizza, sarà quella con Ben Ufo…

Nella musica in generale ripetersi è sempre molto difficile: i primi 365 giorni di Kode_1 sono stati a giudizio nostro incredibili, come ci si sente a lavorare, oggi, ad una realtà esplosa così velocemente a livello nazionale?

Si, è stato un successo al di la di ogni aspettativa. Il lavoro dietro KODE_1 è molto impegnativo e risucchia moltissima energia. Portare avanti un progetto del genere in una realtà come quella italiana, che diciamolo, non è di certo al primo posto nel dizionario del clubbing, è davvero dura. Il gran parlare anche a livello internazionale aggrava l’impegno perché si crea sempre più aspettativa e voglia di fare. Son fortunato ad avere una crew appassionata e professionale, spina dorsale del club, come tutti i residents, sopratutto Vincenzo Recchia di Imood e Andrea Mi, ormai metà cuore del progetto. Oggi lavorare al KODE_1 è emozionante come ieri e spero sia così anche domani.

Facciamo un salto indietro, a 365 giorni fa (e anche qualcosina di più): perché Kode_1? Come nasce l’idea di creare un club di musica elettronica a Putignano? In che ambiente e con che presupposti “locali”, a livello di pubblico e d’istituzioni, nasce Kode_1?

Parto dalla premessa che non avevo mai lavorato nell’ambiente. Son sempre stato dall’altra parte, come pubblico, da grande appassionato di musica e sopratutto, tendo sempre a sottolinearlo, affascinato dai movimenti socio/culturali e artistici che si dovrebbero creare intorno, da corollario ai movimenti musicali. Dico “dovrebbe” perché, sopratutto in Italia, a parte il periodo dei centri sociali non credo ci sia mai stata una reale rivoluzione in tal senso. Abbiamo sempre vissuto, di nicchia e riflesso, i movimenti nati all’estero senza però preoccuparci di crearne uno autoctono, nostro, italiano. KODE_1 nasce da una voglia di rivoluzione, dal sogno di poter offrire nel mio territorio una scena musicale che affonda le radici sopratutto oltremanica e che mai o raramente era stata proposta prima o globalizzata in un club. Deciso nel progetto, bisognava trovargli un nome. Stavo ascoltando “Codex” dei Radiohead e pensai al codice, un codice primo, l’inizio, incipit di qualcosa. Poi pensai a tutta la scena Hyperdub e di come questa abbia influenzato il modo di concepire l’elettronica dei 2000 e come abbia influenzato me, oltre a essere stata la colonna sonora del mio periodo di vita a Londra. Perciò il gioco è stato fin da subito fin troppo semplice: Codex, Codice Primo, KODE9 ed ecco KODE_1. Divertente scoprire poi, parlando con Steve, che anche lui aveva utilizzato KODE1 per un qualcosa (non ricordo se mail o simili).

Il team è importante sempre, qualsiasi attività si decida di lanciare: raccontaci come nasce la “squadra Kode_1”, presentaci i complici di questi 365 giorni di successo.

Il primo ad entrare, anzi, l’unico a credere inizialmente nel progetto è stato Vincenzo Recchia con lo staff di Imood, con cui abbiamo creato logo e dato una forte immagine, penso molto marcata e riconoscibile. Molte di queste son state poi “scopiazzate” in lungo e in largo, penso quindi in fondo che abbiamo fatto un bel lavoro. Col passare delle serate ho conosciuto validi dj che non riuscivano a trovare un posto dove realmente poter esprimere le loro qualità e gusti musicali, ho creduto in loro dandogli spazio durante le prime serate, per poi diventare parte importantissima del progetto stesso. Una crew unica di dj, eclettici e appassionati, ognuno con gusti e personalità diverse che rispecchiano a pieno l’anima del progetto. Musica di qualità, spaziando nei generi ed in tutte le sfumature che la musica produce. Sgamo, Rais, Dubsley, Jay Tool, Æmris, Lillo, Andrea Mi, il collettivo di White Noise Generator e da quest’anno il nostro “patrimonio nazionale” si arricchisce con Pigro on Sofa, un gurù internazionale come Nick Williams di Phonica Records e Lock Eyes dei Corsica Studios. Con Andrea Mi abbiamo introdotto le serate Mixology, fondate su una ricerca accurata di artisti e dj che possono esprimere al meglio quell’impronta, uno scouting di qualità che pochi come lui possono offrire. Poi l’incontro con Capibara e le collaborazioni e stime reciproche con White Forest Records…Insomma, sono davvero fortunato, orgoglioso e devoto alla crew e le amicizie che si son create intorno a questo ambizioso progetto. Questo penso accade quando l’unica cosa in cui si crede è la musica e voglia di rivoluzionare.

Parliamo di direzione artistica: tanti nomi stranieri, ma anche tanta elettronica Italiana è passata nei primi 365 giorni di Kode_1. Spiegaci, se puoi, le motivazioni che stanno dietro questa “equiparazione” tra talento italiano e straniero, non così comune come potrebbe sembrare a livello nazionale.

La musica non ha bandiere. Si vive troppo, sopratutto in Italia col mito di Londra e Berlino in primis, ma il concetto si può allargare a tutti i guest stranieri in generale. La musica non ha nazioni e in Italia di Elettronica c’è né e se ne produce sempre di più. Non mi è mai interessato il nome del momento, il trascinatore di masse: se così fosse, staremmo qui ora a parlare di tutta un’altra storia. Gli artisti che invito a suonare al KODE_1 vengono da una ricerca personale, da ciò che più mi entusiasma durante i miei ascolti personali e sono molto motivato nel ricercare sempre di più e dare sempre più spazio a veri talenti emergenti. Che già riempino stadi o che non siano mai usciti dalle proprie camere da letto, non ha importanza per me. È la musica e l’attitudine che conta, da qualunque parte del globo essa arrivi.

Qui è quel momento in cui faccio le fatidiche domande: da owner di un progetto come Kode_1, pensi davvero che ci sia una scena elettronica italiana? È eventualmente all’altezza delle altre scene europee, sia dal punto di vista artistico che da quello dell’appeal? Secondo te, questo “eventuale” movimento su quali elementi si basa? Insomma, secondo te quanto c’è di vero e concreto in tutto questo?

Si, questa è la fatidica domanda la cui risposta può essere creatrice di molti haters (lol). Partiamo da una premessa che non ha nulla a che vedere con la scena stessa: in Italia siamo arroganti, presuntuosi e c’è troppo, troppo provincialismo mentale. Abbiamo avuto un secondo rinascimento negli anni sessanta, grazie sopratutto a Federico Fellini e alcuni nomi di rilievo della moda nostrana, tipo Valentino, che hanno dato lustro internazionale al nostro paese. Fellini ha esportato nel mondo il concetto di “Dolce Vita” e all’estero ne han fatto un dogma. Cosa che, in realtà non è. Fellini è riuscito a descrivere una nicchia Italiana, penso la nicchia migliore al mondo, ma pur sempre una nicchia che non regge un mercato. Ho fatto tutto questo prologo perché è importate, alla radice, capire e discutere lo scarso interesse verso la cultura ed il Bello, per quanto soggettivo, nel nostro Bel Pese. Perciò in Italia è molto, molto faticoso e difficile creare e poter immaginare una fiorente scena culturale di qualità. il cancro di fondo sono le radio e reti televisive nostrane che, a parte un paio, divulgano di tutto tranne che cultura. Si è troppo legati al “vendo facile”, perciò, di base, per un ragazzo è dura avere spunti di crescita che vadano al di fuori della propria ricerca personale. Nessuno nasce acculturato, la cultura è figlia della curiosità. E in Italia ce né troppo poca e questo si riflette sulla scena, sui teatri, musei e gallerie d’arte. Ma qualcosa sta cambiando. O almeno, lo spero. Comunque la risposta diretta alla tua domanda l’ha data un ragazza venuta alla serata KODE_1 organizzata allo Spazio Ex-Cobianchi in collaborazione con Elita, ospite Airhead: “In Italia si gonfia, in Inghilterra si balla”.

Se si parla di talenti italiani, inevitabile parlare anche dei residents: quanto è importante questa figura, nell’ottica di un’oculata direzione artistica, in un club come Kode_1? Credo che la particolare del “dream team” dei residents di Kode_1 sia quella di essere riusciti essi stessi, come il club, ad emergere, in molti casi anche a livello nazionale…

In un club i residents sono più importanti del club stesso. Sono lo specchio dell’anima. Loro hanno il compito più difficile, per come la vedo: sono loro, esprimendo i loro gusti musicali, a dare un forte impronta al locale, a trasmettere, attraverso la loro musica, l’essenza del locale stesso. Pensa al Paradise Garage senza Larry Levan o all’Hacienda senza Garnier e così via. Quando un dj o un musicista suona, non è, o non dovrebbe essere, solo e puro intrattenimento riempitivo. Deve esprimere emozioni e divulgare sensazioni. Ogni loro set dovrebbe essere una lezione culturale. La gente deve apprendere e farne bagaglio culturale. Ci si scorda troppo spesso che l’Elettronica è musica e, come tale, è arte. I nostri residents sono, prima che dj, appassionati di musica. Sono degli Outsider del nostro territorio che cercano di dire la loro attraverso i giradischi. Auguro ad ognuno di loro d’avere più successo del club stesso perché sono ragazzi straordinari e motivati da una grande passione e devozione verso la musica.

Un successo nazionale fulminante, quello di Kode_1, che ha fin da subito lanciato il club tra quel gruppo di locali “top” promotori di buona musica elettronica e, perché non dirò?, anche di avanguardia musicale. Quali sono i locali a cui s’ispira il Kode_1 come concetto? Fare paragoni è sempre scomodo, ma secondo te quali sono le realtà (organizzazioni) a livello nazionale che più s’avvicinano, oggi, al percorso artistico di Kode_1?

Più che altri locali, come fonte d’ispirazione, ho cercato di redere reali quelle idee e gusti che avevo in mente. Idee nate da anni di esperienze, viaggi, frequentazioni e passione verso la musica ma anche tutte le forme d’arte. Perché di locali come il KODE_1, all’estero, ce ne sono a bizzeffe. Ma, una cosa che colpisce tutti, sopratutto gli artisti e gli artisti stranieri (che comunque vivono quotidianamente i club esteri) è il design e il concept stesso del club, una cosa che spero apprezzi, sempre più e meglio, anche la gente locale, ancora legata alla concetto della classica “discoteca Italiana”. E qui si torna sempre alla scarsa mancanza di curiosità, della voglia di esplorare qualcosa di nuovo, di diverso. Comunque a livello nazionale non so se ci siano, strutturalmente, locali simili, non mi azzardo nemmeno a dirlo. Di sicuro l’Ex Cobianchi gestito da Elita, anche se momentaneo, è ciò che più si avvicina artisticamente al KODE_1. Io penso che ciò che rende unico il club è la varietà di generi che proponiamo: spaziamo da IDM, elettronica e glitch per i più puristi alla pura Drum’n’bass, Jungle, dubstep, Bass Music passando al footwork, afro, trap e Grime. Ci sono serate Hip Hop e serate in puro stile Northern Soul, Funky, bossanova, freejazz e soul. Poi ancora House, garage e disco, Drone, field recording e experimental. Abbiamo anche proposto un solo di Violoncello! Non ci credo neanche a scriverlo. Un bel lavoro di ricerca e seleziona di dj che rendono possibile tutto questo. E continuo a cercare nuovi talenti e appassionati da inserire in questa bella famiglia che si sta creando.

Concludiamo con la classica domanda rivolta al futuro: nato come club “di nicchia”, Kode_1 da Putignano è diventato 365 giorni parte integrante di un circuito “del benessere musicale” che comprende tantissime realtà italiane (come Elita) ed estere. Appurato il livello, cosa dobbiamo aspettarci nel futuro da Kode_1? A questo punto, quali sono gli obiettivi per i prossimi 365 giorni?

Il futuro di KODE_1 è nella mani della gente, come tutte le realtà del nostro paese. Si può creare qualunque cosa, migliorarla, rivoluzionarla, ma dipende tutto dalla voglia di “ricatto” culturale del pubblico. Ciò che la maggior parte della gente non coglie è che piccole realtà “di nicchia” come il KODE_1, offrono qui una scena ed una proposta artistica che all’estero è quotidianità. Sono una boccata d’aria internazionale nel proprio territorio, insomma, una cosa che quando ero io ragazzino era solo un sogno, una vera e propria chimera. Sembra che qualcosa stia cambiando, vedo interesse, curiosità. Spero che si costruisca qualcosa di solido in questo nuovo panorama che viene da anni di staticità. Ci son sempre più producer alla pari dei loro colleghi esteri. Spero che le radio in primis, come fa il grande Raffaele Costantino con Musical Box, diano più spazio ad altri suoni e sperimentazione, così da accrescere il livello medio culturale. Poi c’è il problema degli artisti: i prezzi degli artisti sono sproporzionati in proporzione ai veri ascoltatori e appassionati del genere. Questo è un altro grande handicap che affligge il nostro lavoro. Si investono soldi, tanti, in artisti di qualità che all’estero riempiono mega strutture ma in Italia sono piccole nicchie. Perciò tanti promoter rimangono scottati dagli investimenti e col tempo investono sempre meno. Si vede solo ciò che si vuol vedere dall’altra parte. Il pubblico non sa l’investimento economico, lo stress e l’ansia dietro a ogni evento. La gente non lo vede come un lavoro professionale, pensa che per noi sia un hobby, ma tutto questo viene fatto col nostro portafoglio oltre che con la passione e c’e bisogno del tornaconto per sopravvivere. Dico “sopravvivere” perché pensare di arricchirsi con questo lavoro è pura fantascienza. La situazione qui è ancora più disperata perché, essendo in provincia, non abbiamo un largo bacino di utenza che gira intorno alle grandi città. Spero che il KODE_1, come tutte le belle realtà motivate nostrane, siano solo all’inizio di una rivoluzione socio / culturale / musicale che si stabilisca nel tempo, diventando alla portata di tutti. È solo un bene per tutti noi, è un bene per la nostra Nazione. Spero che le generazioni future siano sempre più affamate e curiose, spero che, un giorno, saremo ancora qui a raccontarci come tutto ha avuto inizio e come ancora nulla sia finito, ma tutto in continua evoluzione. Penso sempre al CBGB (rock club situato nel Lower East Side di Manhattan, n.d.r.) e se mai qualcosa di simile, anche se musicalmente differente, possa esistere in Italia e essere raccontato nel tempo. Siate curiosi e senza pregiudizi. Il futuro, come si suol dire, è nelle mani delle nuove generazioni.