Ioshi è uno di quegli artisti che seguiamo da sempre, l’abbiamo sempre seguito: sia live che in studio il talento del producer e batterista (nei Mellow Mood, vera istituzione per quanto riguarda la scena reggae / dub internazionale) nato e cresciuto nel pordenonese ha sempre saputo contraddistinguersi tra la “massa” per originalità e stile, oltre che per attitudine, sempre umile, disponibile e con il sorriso stampato in faccia.
Elastica, White Forest ed ora La Tempesta: a distanza di due anni dal debut “Black Dog” e dal lancio sulla lunga distanza con l’amico Sabir (“Mandala”, uscito pochi mesi dopo il primo EP) Federico torna sulla scena proprio in queste settimane con “Here Comes The LO-FI Don”, debut album solista che, tra Caraibi e UK, fonde gli elementi estetico-stilistici tipici di quella che è la scena scena musicale d’estrazione jamaicana, tra dancehall e dub, cogliendo l’essenza della visione elettronica “Occidentale-2.0”, sospendendo il tutto tra synth, drum machine e space echoes, e incontrando per la strada collaborazioni del calibro di Rawz, GadmanDubs, Capibara e l’amico di sempre Sabir (senza dimenticare il tocco del “maestro” Paolo Baldini in fase di mixing e mastering).
È tutto? No, a dire il vero no, oggi vi facciamo un regalo: c’è un “Here Comes The LO-FI Don” nascosto, ci sono delle B-sides che nell’album non hanno trovato spazio che ancora oggi rimangono negli archivi di Federico. Chissà se vedranno mai la luce: noi, nel frattempo, quegli archivi li apriamo per voi e vi facciamo sentire in esclusiva per la nostra “Premiere Ecoute” series “VNDLZ”. E ci facciamo quattro chiacchiere proprio con Ioshi, perchè - si sa! - due chiacchiere con gli amici che fanno cose belle non si rifiutano mai.
Buon ascolto e buona lettura. #Enjoythebar.
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Ciao Federico, benvenuto su Tsinoshi Bar, è un piacere dopo anni averti qui con noi!
Ciao ragazzi, piacere mio di essere di nuovo qui!
“Here Comes The Lo-Fi Don”, un album ricco di contenuti uscito su La Tempesta a distanza di ben 2 anni da “Black Dog”, uscito su Elastica Records. Com’è nata quest’ultima fatica?
I primi abbozzi del disco nascono subito dopo l’uscita di “Black Dog”, quindi la gestazione del disco è durata effettivamente un paio di anni. Se ci fate caso già nell’ultima traccia di “Black Dog EP” si può intravede il percorso che poi ho seguito nel mescolare batterie reggae a elettronica con una forte componente dub 60/70’s, perlomeno per quanto riguarda l’approccio al dub mixing. Da quell’idea appunto ho definito la linea guida di “Here Comes The Lo-Fi Don”.
Dite bene quando parlate di “album ricco di contenuti”: in due anni ne passa di acqua sotto i ponti, qui dentro ho fatto stare in equilibrio tutto quello che ho interiorizzato a livello estetico durante questo lasso di tempo. È vero anche che comunque la matrice fondamentale del disco rimangono i Caraibi, quindi l’approccio all’ascolto deve essere calibrato verso quelle coordinate, spiritualmente il contenuto è uno.
Tra studio ed album, non sono mancate però le collaborazioni in questi due anni…
No, assolutamente. In studio come sempre mi affianco a Paolo Baldini, che è la persona che più mi ha incoraggiato a cercare un sound e che ha contribuito a crearlo. Sono partito e cresciuto con lui e questi due anni insieme sono stati molto stimolanti in studio. È un maestro zen, non ti insegna nulla per direttissima, ma esci dalle session che sei entusiasta di provare a mettere giù tutta l’ispirazione che hai immagazzinato.
Poi c’è Sabir, con il quale nel 2014 ho pubblicato un disco per White Forest Records. Tommaso (Sabir) è geniale, talento incredibile. Recentissime invece sono le collaborazioni con il mio “homie di Pordenone” Sonambient, ho suonato delle parti di batteria per il suo ultimo disco “Slow Light”. Sia io che lui poi facciamo parte di un collettivo molto attivo a PN, il Ghost.City Collective, nato poco tempo fa dalla mente di Ankubu, producer poliedrico che ha deciso di “prendere il toro per le corna” e riunire sotto un unico “marchio” la maggior parte dei produttori, musicisti, grafici e videomaker della zona che avessero una inclinazione forte all’elettronica. Con loro tra l’altro abbiamo messo in piedi per la stagione 2015/2016 un evento mensile dedicato alla Bass Music, PANDORA.
A proposito di collaborazioni, in “Here Comes The Lo-Fi Don” l’impressione è che siano state molto curate, attentamente scelte…
Sapevo di che cosa avevo bisogno ed è stata la musica a indicarmi la strada per cercare chi poteva calzare al meglio nei pezzi. Poi da lì sono partito e ho trovato per esempio GadmanDubs, Mc e producer di enorme talento. Luca (Capibara) è un amico da quando ho iniziato a produrre e con lui condivido la passione per la dancehall, non è un caso che il pezzo con lui sia in quella direzione stilistica. Così vale per Rawz, con me e Sabir dai tempi di “Mandala” (uscito su White Forest Records, n.d.r.), che non tutti sanno ma è per metà delle Isole Vergini, Caraibico.
Si, collaborazioni attentamente scelte, ma non calcolate freddamente: se si scava neanche troppo a fondo ci si accorge che “Here Comes The Lo-Fi Don” è un microcosmo di idee che, come in ogni sistema, stanno in equilibrio anche quando sembra che non possano esserlo.
Rimanendo sull’album, le immancabili sonorità dub fanno da maxi-contenitore ad una miriade di idee che spiccano all’ascolto traccia dopo traccia. Ma quanto il producer Ioshi è influenzato dal Federico batterista, già membro dei Mellow Mood?
IOSHI alla fine è un nome nel quale far stare il equilibrio tutti gli ascolti, le mie ispirazioni. Senza Federico batterista non ci sarebbe stato questo disco.
Talaltro, parlando di questo tema, sembra che i progetti elettronici firmati da batteristi si stiano moltiplicando nel panorama internazionale: non solo Shigeto, anche Deantoni Parks, Thom Sonny Green…
Urca ragazzi! Deantoni è definitivamente nella mia Top 5 attuale! Alla fine se ci pensate, questi personaggi hanno dato voce al loro strumento investendolo del ruolo che può avere la voce per un cantante o le parole per un songwriter creando il loro marchio di fabbrica. E la cosa incredibile è che, per esempio, Parks calza perfettamente con i vari Mars Volta, riesce a spiccare con i tamburi (cosa non da tutti i batteristi anche i più blasonati) pure nell’album di Flying Lotus “You’re Dead”. Stiamo parlando di batteristi che si, magari fanno anche i turnisti, ma hanno un suono così riconoscibile da renderli dei musicisti in senso molto più ampio. Qui parliamo di gente che non si ferma al suo ruolo, ma lo trascende!
Ultima domanda: nell’album è presente ancora una volta l’immancabile Sabir, compagno d’avventure in quel di White Forest. A quando un altro lavoro congiunto?
So che anche Tommaso è stato impegnato in quest’anno e mezzo nella produzione di un disco bomba…che per me era già disco dell’anno appena mi fece ascoltare le bozze. Magari tra un po’ saremo ancora insieme, con Tommaso è sempre bello collaborare….chi lo sa!!!
Altri progetti futuri? Dove potremo sentirti in giro per l’Italia nei prossimi mesi?
Progetti futuri? Suonare la batterie un bel po’! mi piacerebbe suonare per i producer italiani (e non) che necessitino di batterie acustiche nelle loro produzioni. Per quanto riguarda la mia attività live, invece, sono appena entrato a far parte della famiglia di Bizarre Love Triangles e sono veramente felice. Da qui ai prossimi mesi con loro stiamo pianificando un po’ di date, spero di girare parecchio!