Il 2015 è l’anno della consacrazione del cosiddetto “ritorno al vinile”? Sembra di sì: sempre più etichette si stanno rituffando in questo mercato e molti dj stanno tornando a far “girare dischi”. Cosa mancava? Ah si, macchine per stampare vinili! Ecco che quindi, a distanza di 30 anni, assieme al mercato del vinile anche quello delle pressing plant sembra oggi, alle soglie del 2016, rinascere e tornare a nuova vita.
Newbilt, start-up tedesca specializzata in produzione di macchine industriali per la produzione di supporti audio/video, ha annunciato la distribuzione di un nuovo macchinario che ridurrà i tempi di stampa dei vinili: otto di queste nuove macchine saranno installate nella sede della “nuova” Third Man Pressing, che aprirà i battenti a marzo/aprile 2016.
Newbilt machine
Secondo la Newbilt, in questo momento la richiesta di macchine per stampare dischi è aumentata esponenzialmente perchè il vero collo di bottiglia del mercato discografico in vinile è rappresentato dai tempi di produzione che sono ancora troppo alti. E allora, dopo circa 30 anni, si parla di nuove macchine e di nuove stamperie.
La domanda però sorge spontanea: ora si fa veramente sul serio? Tra gli addetti ai lavori le voci sono discordanti: i più ottimisti rispondono che il formato è tornato definitivamente in auge, che le vendite non sono mai state così alte da qui agli ultimi 15 anni e che sì, ora si fa sul serio. Ma, come sempre, c’è chi i dati li guarda con un occhio un pochino più critico: tantissime piccole etichette lamentano giacenze ancora troppo alte per releases pubblicate con investimenti ancora troppo alti per essere facilmente sostenibile anche da micro-imprenditori musicali. Inoltre, stando ad alcune ricerche sembrerebbe, stando anche al mercato del “second hand”, ovvero dei vinili usati, che il mercato non si stia ingrandendo annettendo nel circolo nuove realtà, stili ed artisti, ma più semplicemente stia “recuperando” i grandi classici, tornati d’appeal e ricercati dagli appassionati che, non trovando nemmeno nel second hand una copia decente, richiedono alle major repress e stampe esclusive, che quindi rappresenterebbero il vero “effetto trainante” di questa nuova rinascita in 12″. Quest’ultima analisi, inoltre, sarebbe supportata dai dati derivanti dallo streaming, che fatica complessivamente a partire (a causa anche della frammentazione delle piattaforme, sempre più numerose) e che sembrerebbe agevolare i “grandi marchi” della musica internazionale a dispetto sempre delle solite, piccole realtà, che non riescono a sfruttarle a dovere, ma che si trovano in ogni caso a sobbarcarsene gli oneri di distribuzione.
Insomma, il mercato musicale 2.0 è finalmente pronto a riannettere tra le proprie fila un prode valoroso del tempo passato come il disco in vinile? Il 2016 potrebbe essere l’anno della svolta: noi, in cuor nostro, lo speriamo davvero. #Enjoythebar