Ableton e iPad: sette giorni in preda al panico

 

Non ho fortuna con i controller per Ableton Live, questo è un dato storico che si riconferma nel tempo.

Il primo controller fu un Novation Launchpad, non mi aveva mai dato nessun problema e finalmente avevo sotto mano la griglia di Ableton per fare quello che in un video avevo visto fare a Gold Panda. E’ grazie a quella macchina che creai il mio primo liveset, poi l’integrazione con max4live e realizzai di avere possibilità infinite.

“Manca solo una cosa - pensai - potenziometri e fader!”, e mentre scorrevo infinite liste di controller per capire dove andare a buttare ulteriore sudore di mio padre, con un tempismo che mi fece dubitare di vivere in un mondo Orwelliano dove le aziende giapponesi mandano dei loro impiegati a spiarci, la Akai decise di far uscre l’apc40. Sono stati momenti bellissimi quelli che abbiamo vissuto insieme io e l’Akai, poi una serata in un tendone di quelli bianchi da campetto di calcio a 5, la condensa sul soffitto, due o tre gocce d’acqua incredibilmente precise e la nostra storia d’amore finì bruscamente.

Decisi di scacciare il chiodo con un altro chiodo più piccolo, da portare nello zainetto in previsione di magnifiche turné in giro per le tratte Ryanair, senza più l’ansia di mettere un valigione di strumenti in stiva dopo quella volta che l’Alitalia mi tenne 3 giorni col fiato sospeso. Avevo appena conosciuto l’Akai apc-mini. Meno di sei mesi e la sfortuna torna ad accanirsi sul mio controller che comincia a dare segni di schizofrenia digitale, volumi che si agitano, clip che si autolanciano, insomma, tale e quale alla mia ex. Con un controller così ci puoi fare musica aleatoria, magari finisci in qualche grosso auditorium. Però non ci puoi fare una canzone, così mando l’Akai in garanzia e mi ritrovo senza controller a sette giorni dal prossimo live. Guardo il mio ipad, vetro rotto, angoli ammaccati ma ancora funziona da dio, ci penso un po’ su e finalmente mi decido, passo a un controller touch screen! Questo articolo nasce da una settimana di prove intense, momenti di euforia e di sconforto e controlli compulsivi del saldo delle mie carte prepagate. Alla fne ho speso sull’Apple Store più di quanto mi sarebbe costato prendere un Akai nuovo, ma la decisione è presa, ho perseverato e testato tutto ed ecco cosa ho da dire.

Conductr: forse vittima dell’intensissima campagna di marketing che stanno portando avanti su Facebook gli sviluppatori, la prima app che ho provato, acquistandola praticamente a scatola chiusa, è stata Conductr. Dalla descrizione è proprio quello che cerco, con l’aggiunta di poter controllare anche Traktor Pro.

La forza di questa app è senz’altro la possibilità di dividere in vari modi lo schermo, adattando il layout alle proprie esigenze, per fare questo si possono utilizzare 4 tipi di moduli: clip, mixer, pads/keyboard, user module; quest’ultimo meno banale degli altri tre, è un controller xyzh, che permette di controllare quattro parametri di un device contemporaneamente. In realtà qui sorgono le mie prime perplessità, non è esattamente semplice, infatti, controllare la z e la h, ne io mi trovo spesso ad agitare i miei controller su un palco per usare l’oscilloscopio.
Sarei stato comunque molto soddisfatto della scelta, e mi sarei fermato dallo sperperare soldi sull’AppleStore se dopo una mezz’oretta di smanettamenti vari il mio Live non avesse cominciato a dare i numeri, soprattutto un numero, quello della percentuale di uso della cpu, alto, molto alto. Chiudo e passo alla prossima.

Novation Launchpad for iOS: Figata, peccato che non sia assolutamente la stessa cosa del launchpad, ma piuttosto un’alternativa ad Ableton per usare quel controller. Tasto home e app cancellata.

Launch Buttons Free: Questo è esattamente quello che pensavo fosse il LaunchPad: un versione per ipad del Launchpad fisico. Funziona anche decentemente, peccato sia bruttino esteticamente. Funziona grazie a uno script (che sostanzialmente è un file che descrive il layout di un controller midi ad ableton, come quelli che si visualizzano nella schermata Preferenze -> MIDI alla voce controller) ed è dotato di una griglia 8×8 di Clip Launch Buttons, controlli per il transport, lancio di una riga e stop di una colonna.

TouchAble: questa costava troppo, quindi ho chiesto ad Andrea Frittella che la usa di dirmi com’è.. Ecco la sua risposta. “Con Touchable si possono lanciare le clip, controllare il mixer, modificare note midi e loop audio al volo e agire in real time sui parametri dei device caricati sulle tracce. Inoltre, acquistando il bundle con le interfacce di tutti i device di casa Ableton, si possono controllare, con le dita, tutti i parametri di Operator, Analog, Eq Eight, Auto Filter ecc. ecc. Dispone anche di un tool per crearsi delle pagine con i propri custom controls. In definitiva, credo sia il controller più completo per Live. Unici difetti: il costo, non proprio abbordabile e i custom template che a volte mi hanno dato qualche problemino di configurazione.

Live Remote: praticamente un clone dell’AKAI APC40, carino, soprattuto se avete avuto modo di mettere le mani su quello splendido strumento che era il primo controller per Ableton made in AKAI. Tant’è che io sono rimasto indeciso fino all’ultimo se fosse lui il vincente, poi ho letto che è supportato per ora solo fino ad Ableton 8, ed avendo io la versione successiva ho dovuto cancellare anche questa app!

LK: LK è invece un prodotto della Imaginando, che costruisce anche l’interessantissimo MIDI hardware controller OP-1. LK ha un funzionamento simile a TouchAble e Conductr, avendo una tecnologia di comunicazione proprietaria che necessita l’installazione di un’applicazione sul computer su cui sta girando il vostro Ableton. Venendo alle caratteristiche, una griglia per il controllo dei clip (perchè mettere i nomi e il master a sinistra me lo dovranno spiegare un giorno), una griglia 4×4 di drum pad in pieno stile MPC, un controller MIDI generico (molto simile al Novation LaunchControl XL) e un controller MIDI XY, tutto abbastanza semplice da settare ed utilizzare, sistema abbastanza affidabile, e soprattutto design pulito.

A questo punto dobbiamo trarre le conclusioni: io ho lasciato installato solo LK sul mio iPad, per l’affidabilità maggiore rispetto a Conductr, e la semplicità rispetto a TouchABLE, quest’ultimo mi sento di consigliarlo a chi volesse provare l’esperienza del controller in una situazione da studio. E’ senza eguali, infatti, la possibilità di visualizzare graficamente, oltre che controllare, tutti i device del nostro software preferito,anche se questo mina un po’ la semplicità di utilizzo.
Di tutte le altre app, invece, mi sento di dire che sono giocattolini per chi volesse provare ad impostare i suoi primi liveset, ma sicuramente non mi sento di consigliarvi di portarle con voi su un palco, col rischio di finire sudatissimi a imprecare al primo problema tecnico.

Ah, per dovere di cronaca, la serata alla fine mi è stata annullata, quindi potevo benissimo risparmiarmi i soldini e questo articolo.