Neil Landstrumm - Clawing At Sand EP

 

Neil Landstrumm - Clawing at sand EP


Neil Landstrumm

Clawing At Sand EP

Don’t

DONT031


published:

Aprile 2016

 

Il signore della techno scozzese Neil Landstrumm firma un EP di 4 tracce uscito su Don’t, a 21 anni dal suo primo disco per Peacefrog. Neal, una volta cominciata la sua carriera solista nel ’93, aveva conosciuto Cristian Vogel mentre metteva dischi al Sativa Club di Edimburgo e aveva poi rilasciato un singolo per la sua Mosquito Records, etichetta per la quale ha inciso sfruttando anche lo pseudonimo Blue Arsed Fly. Questa nuova amicizia lo portò a conoscere Luke Slater, e fu così che nel ’95 Peacefrog pubblicò “Brown for August”, il suo primo album. Il ’96 è l’anno d’inizio delle collaborazioni con Tresor, label a cui sarà molto legato nell’arco della sua longeva carriera, ma lavorando tra le altre anche per Killekill, Planet Mu e Scandinavia. Ora ha lasciato NYC ed è tornato a Edimburgo, dove gestisce il suo Witness Rooms studio.

Da sempre influenzato dalla scuola industrial di Sheffield, grande amante degli LFO, Landstrumm ha seguito la “corrente ’90” producendo una techno veloce, acida, stordita da cordate di bassi “wet” e ruotante attorno a una cassa alta e ruvida, con cui ha sempre reso onore ai suoi avi. Peccato che il suo nuovo EP, “Clawing At Sand”, lasci la bocca un po’ asciutta.

Non c’è stato un cambio di rotta, ma un calo qualitativo che da un maestro come lui non ci si aspetterebbe: quel clap alla Crookers, quell’electro trita e ritrita in loop brevissimi, non son degni del suo talento e del suo storico, sembra che voglia sfiorare il dubstep con “Vamps & Tramps”, accelerando poi in 4/4 con “Salt & Bones”, ma con un contenuto abbastanza grezzo e scontato. “Naughty Magpie” riprende l’electro francese ma con scarsi risultati. Recupera qualcosa con “Something Unspoken”, 99% steel, traccia con un carattere che rende onore alla scena in cui Neil spadroneggia.

Probabilmente nelle intenzioni di Neil Landstrumm c’era quella di produrre un disco “ass shaker” per il club, e l’intento sarebbe allora compiuto a pennello, ma dal punto di vista di un appassionato la scivolata di stile è piuttosto netta, anche se per un piccolo EP. Sicuramente si tratterà soltanto di un una lieve défaillance nel mezzo di un lungo e grandioso percorso musicale, oppure è un semplice “sfottò” rivolto alla scena mainstream di cui non ho colto l’ironia.