Hauntologists - Hauntologists



Hauntologists

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Unknown


published:

26 Giugno 2015

 


Jay Ahern (Add Noise, Cheap & Deep Productions), Stefan Schneider (To Rococo Rot, Roedelius Schneider) e X0X sono gli ingredienti della formula che si cela dietro al progetto Hauntologists; due “non troppo giovani” producer e una macchina, una pietra miliare del suono: L’X0X del famoso brand con la ‘R’ maiuscola, il tutto a formare un sorprendente viaggio musicale, dove l’esperienza non manca e si sente. “Hauntologist” emerge in seguito ad un incontro avvenuto tra i due qualche anno fa, precisamente dopo la pubblicazione di sei EP nei quali la cultura del suono analogico e l’immaginario ritmico devoto all’Africa che caratterizzano i due artisti sono venuti a collidere.

L’album è fin dal primo ascolto cupo, le entrate dei passaggi di suono rimbombano come in uno spazio tetro, e la ricetta ha quindi un gusto rotondo in ogni sua forma e traccia, con la cassa dritta che rimane costantemente entro il limite dei quattro quarti cassa dritta. Ho in cuffia un “classicone d’altri tempi”, insomma! C’era da aspettarselo considerate le “armi” utlizzate per produrre questa piccola chicca, strumentazioni analogiche che donano alla release un’anima ispirata alla gran musica techno.
Durante l’ascolto ho avuto modo di apprezzare in particolare l’accuratezza con cui ogni singolo brano è stato composto: dai suoni ai ruomori ogni dettaglio è frutto di ricerca e dedizione, nulla è lasciato al caso… Ma rilassando l’orecchio e approcciando le tracce in maniera superficiale non posso confermare questa tesi: in diversi ascolti non sono stato catturato da alcuna traccia in particolare e questo, a parer mio, è un difetto. Come detto sopra è impossibile non apprezzare la tecnica del duo, quanto al loro gusto personale ho da ridire, lo trovo esageratamente “datato”.

Le tracce “Hush” e “Sustain” sono quelle che metto su un piedistallo rispetto alle altre, come ascoltatore le ho apprezzate e come dj le suonerei (probabilmente) in un set, tuttavia del pepe in più nel “rumore” e qualche kick (troppo) rotondo in meno non avrebbero guastato, anzi avrebbero reso forse alcune tracce meno ripetitive.

In conclusione non mi sento di criticare severamente l’album, diciamo che se il metodo per il raggiungimento dello scopo è stato ottimale la finalizzazione di quest’ultimo non fa gridare al miracolo. “Hauntologists” potrebbe dunque rientrare senza problemi nei “must have” della vostra collezione analogica, sempre siate dei cultori del genere.