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Andrew Weatherall
Convenanza
Rotters Golf Club
RGCCD022
published:
26 Febbraio 2016
Barba lunga e folta, baffi ben curati che ricordano Daniel Day-Lewis in “Gangs of New York”, camicia a quadrettoni con maniche alzate e tatuaggi ben in vista. Ebbene, questo non è il profilo di un hipster di vent’anni bensì di uomo che ne ha cinquantatré, con un passato non indifferente, di nome Andrew Weatherall. Costui è l’uomo che contribuì a creare la club culture inglese insieme a personaggi come Danny Rampling, Paul Oakenfold e Terry Farley, ed è tornato a farci ascoltare nuovamente bella musica, questa volta non una compilation di capolavori e rarità, ma un album di inediti intitolato “Convenanza”, nome del festival che lo stesso Andrew sta organizzando in Francia.
Non nascondo l’emozione di recensire un disco del genere, anzi, un album, undici tracce suonate, che ci riportano in dietro di almeno trent’anni; dentro c’è di tutto: dai Pink Floyd a George Clinton ai 13th Floor Elevator, nomi che sicuramente hanno ispirato il suono e la visione musicale di Andrew Weatherall. Tanto groove e tanto funky, si passa dagli archi della disco music in “The Last Week” ai synth del kraut rock in “Disappear”, in mezzo possiamo ascoltare gli hand clap della disco insieme a riverberi, flanger e distorsori degli anni ’70, come accade in “Frankfurt Advice”. Il tutto è supportato da potenti linee di basso che a tratti mi ricordano la psycho-rock-dance dei Suuuns e Moon Duo, come in “The Confidance Man” o le due bonus tracks “All That’s Left” e “Youth Ozone Machine”.
Musica cosmica e lisergica, un viaggio nel passato di Andrew Weatherall che a quanto pare non lo ha mai abbandonato: niente di nuovo quindi, ma il tutto suona assolutamente bene ed è credibile, Andrew è quello che sentiamo, no fake! Da comprare!