|
|
|
Diamondstein
The Ridges
Dream Catalogue
DREAM_122
published:
16 marzo 2016
Nuovo arrivo in casa Dream Catalogue, l’etichetta in cassetta, con base a Londra, nata da HKE e t e l e p a t h テレパシー能力者, dal 2014 dedita a sogni di stampo ambient e vaporwave, ma aperta a inedite contaminazioni trap e mutazioni house, qui avventurata su versanti IDM, dark techno, synthwave e inattese aperture noise metal; un netto scarto di sonorità rispetto al passato dell’etichetta, giunta quest’anno alla pubblicazione di un “Best Of”, come a segnare un primo capitolo, alla luce del forte consenso generato dal disco dei fondatori a nome 2 8 1 4, “新しい日の誕生” (“Birth of a New Day”): le insegne al neon vaporwave, melanconici scenari ambient di un ideale metropoli qualunque dove sentirsi smarriti.
Di Diamondstein, come per la maggior parte degli artisti su Dream Catalogue, si conosce poco; una nuova casa a Los Angeles, nascosto dietro una maschera tra oscuri rituali di foto in bianco e nero, tra streghe, orrori e macerie, qualche variazione di piano su soundcloud e poi “The Ridges”*: viaggio lungo quaranta minuti, in sei indissolubili tracce, come tiene a precisare l’etichetta, verso l’oscuro ventre del mondo, una notte in cui nascondersi, tra lussuria e peccato che regnano su amore e speranza. Parole forti, intrise di terrore, per un disco che però evoca solo in parte questo immaginario e come tutte le uscite su Dream Catalogue non rinuncia alla sua poetica di fondo, «installing dreams into your brain est. 2814», contemplando così un inedito innesto, accanto ai sogni, degli incubi.
Incubi che probabilmente abitano ancora a The Ridges, manicomio di Athens, Ohio, che pare ispirare il nome di questo disco, misterioso e affascinante continuum in divenire: dai tenebrosi scenari ambient di “Alone Not Alone”, tra campane, dialoghi rubati e soffocati, come spettri, per tutto il disco, sipari d’ottoni come meridiane del climax e chiusura su timide pulsazioni, bassline di oscura techno che si disperdono dentro “Nat Sherman Arpeggiator”; tonfi esoterici e palette sci-fi cinematografica, pura oscurità dub techno che prende il controllo definitivo in “RE” e “Conversations”, vicine per sonorità agli Akkord su Houndstooth o i Lakker su R&S, senza però i rarefatti ricordi rave e il ricercato sound design, in virtù di sonorità più rétro, quasi a voler rievocare Detroit; una pioggia soffusa prima di “Whorf”, la più fantascientificamente sognante del disco, pronta a sprigionare tutta la sua energia nella conclusiva “The Carving”, con il suo crescendo synthwave, come cavalcate dei Fuck Buttons, Emeralds o Oneohtrix Point Never, chitarre noise metal liberatorie comprese, assolutamente plausibili con un sguardo alle foto in posa di Diamondstein su Facebook.
“The Ridges” è un disco da non perdere per gli appassionati di elettronica dalle sonorità oscure e misteriose, aspetto che tiene incollati per i quaranta minuti non certo inediti ma proposti con padronanza e coesione d’insieme da Diamondstein, che confermano la Dream Catalogue come etichetta da tenere d’occhio, risalendo a poco a poco dal ventre oscuro della rete, sì, per farci sognare.
* Il disco è disponibile in formato cassetta e digitale