SPIRE, ossia Paolo Iocca, è un artista del quale ci siamo occupati per la prima volta in Gennaio, cogliendo al volo quella magnifica occasione data da “Healing Loops”, EP uscito su Random Numbers. Paolo è un artista che ha sin da subito attirato la nostra attenzione e, per presentarlo come si deve, abbiamo deciso di fargli qualche domanda: dall’intervista viene fuori una forte passione per la musica, mediata dagli accadimenti che influenzano la vita di tutti i giorni, ma soprattutto una certa tendenza a sperimentare e innovare, qualità che determina l’importanza dei suoi lavori. Quelli presenti e anche gli altri che ci riserva il futuro, e che siamo curiosissimi di ascoltare al più presto!
Ciao Paolo, benvenuto su Tsinoshi Bar! Cosa ne dici se iniziamo l’intervista con un piccolo accompagnamento musicale? Giusto qualche singolo o traccia tra i tuoi preferiti.
Rigorosamente in ordine:
Francis Bebey - “Forest Nativity”
Jeremy Greenspan & Laurie Spiegel - “Drums&Drums&Drums”
Lee Gamble - “Motor System”
Daphni - “Pairs”
Dorian Concept - “Draft Culture”
SPIRE è il tuo nuovo progetto con il quale hai debuttato con “Healing Loops”, tuttavia si tratta solo della punta dell’iceberg, se consideriamo la tua storia di musicista. Ecco, sarei curioso di capire quale sia la base di questo colosso di ghiaccio.
La base è più un modo di essere che una sostanza musicale. Sin da piccolo, ogni volta che mi piaceva qualcosa volevo farla anch’io, a modo mio. Non mi sono mai incaponito su una cosa se non giusto il tempo di impararla. Padroneggiare troppo una tecnica per me diventa tendenzialmente un incubo. Ho un desiderio smodato di imparare, conoscere, esplorare e sperimentare. Ogni tanto mi piace anche ripescare esperienze e lezioni del passato, che all’occorrenza diventano un po’ come degli assi nella manica, delle armi segrete. Questo tipo di operazioni mi consente anche di tenere la mente fresca sulle cose che faccio. Per esempio, nulla mi vieta di fare ora un disco con delle parti di banjo suonato. Per me non ci sarebbe nulla di strano, ma forse sarebbe una bella sorpresa per voi, no?
Assolutamente sì, e ciò non fa altro che aumentare il mio grado di curiosità! E a questo punto non posso far altro che chiederti: quali sono gli artisti che hanno influenzato la tua carriera, e a quali, in particolare, ti sei ispirato per creare il sound distintivo che porta la firma SPIRE?
In questi 3 anni di studio della produzione elettronica ho ascoltato cose anche molto diverse tra loro. Mi sono soffermato sicuramente su Four Tet, Daphni, Machinedrum, Special Request, Lee Gamble, ma anche su molti altri che adesso non ricordo. Poi ci sono i miei compagni di Random Numbers, BXP, White Raven e Marco Unzip: gli ascolti incrociati delle nostre reciproche produzioni e le loro critiche puntigliose mi hanno aiutato molto a crescere. Anche essere vicini di studio con Godblesscomputers e gli ascolti incrociati delle nostre nuove tracce sono sicuro mi abbiano influenzato più di quanto io stesso tenda a pensare. In generale i miei ascolti sono sempre stati variegati e in passato ho avuto fisse per artisti che non diresti mai, tipo Prince, i Public Enemy, i This Heat, o ancora i Califone. Insomma, è impossibile tracciare la storia delle mie influenze, ve lo giuro.
Solo per queste ultime quattro citazioni meriteresti un attestato di stima encomiabile, seriamente. Quali sono il tuo strumento classico e lo strumento elettronico preferiti?
Non ne ho uno in particolare. Al momento mi gasa molto la batteria, poco tempo fa ero in fissa col basso. Provengo da anni di utilizzo della sola chitarra, che ormai è appesa al chiodo da tempo. In elettronica continuo a essere un fan della computer music (tra i più grandi per me c’è Lee Gamble) e del campionatore: adoro rubare suoni e trasfigurarli, mi dà una gioia immensa. Riciclare oggi è d’obbligo, e m’intriga questa economia /necologia della produzione, per cui il mio 65% di suoni proviene dalla “raccolta differenziata” di altre produzioni musicali o comunque cannibalizzando registrazioni sonore avvenute in origine per altri scopi. Mi piace anche questa idea del furto. E sempre di più mi sono allontanato dal gusto del performare su uno strumento fisico. Lo trovo riduttivo. Poi magari ci risentiamo fra due anni e sto facendo un corso di marimba…
Ridendo e scherzando tienila buona questa idea, che non si sa mai. Magari poi te la copia Actress. Tornando seri, da new entry che parere ti sei fatto della scena elettronica italiana? C’è qualche artista che ti piace in modo particolare?
Artisti bomba ce n’è una marea, sul serio. A cominciare dal mio coinquilino Godblesscomputers, passando per gli altri producers della mia label Random Numbers (BXP, White Raven, Marco Unzip) per arrivare ad artisti che stanno avendo già riconoscimenti a livello sia nazionale che internazionale, come ad esempio DJ Khalab, Clap Clap, Populous e Go Dugong. Poi però inizio a dimenticarmi di gente serissima come Furtherset, LDWG, Von Tesla, Stev, Unstable Compound, Primitive Art, Dracula Lewis, Apes On Tapes, Grillo, Capibara e mille altri - ce n’è davvero un oceano! Basterebbe investigare due minuti su Soundcloud. Sicuro me ne sono dimenticati un sacco, ma ho la memoria del pesce rosso ultimamente.
Ti capisco, non ti preoccupare! Qui a Tsinoshi Bar andiamo matti per questi progetti nazionali, e devo ammettere che in questo periodo stanno spaccando, di brutto! Cosa possiamo aspettarci dopo “Healing Loops”? A proposito, gran bell’EP!
Grazie! Mi fa piacere che l’abbiate apprezzato. Ho moltissimo materiale nuovo, sono uno stacanovista, per cui nel corso del 2015 ci sono in progetto sia un LP che altre uscite, singole o in forma di EP (ancora non ho deciso). Poi sta per uscire il music video di “Tale Of Mistery” ad opera di Elefant Film (stupendo). Spero anche di fare qualche concerto, perché il live è la mia dimensione preferita, nonché quella in cui tutti possono davvero capire cosa sto facendo, visto che le release hanno un ritardo congenito rispetto al momento della creazione.
Noi, ovviamente, stiamo alla finestra e attendiamo curiosi. Effettivamente dalla tua musica si denota un certo studio che sicuramente ha richiesto del tempo, durante il quale saranno successe un sacco di cose. Se sino a qui abbiamo parlato della tua passione per la musica, in chiusura vorrei quindi sapere chi sia Paolo Iocca, anche al di là del mondo del suono. Dopotutto, anche le esperienze maturate nella “vita normale” influiscono sul tuo “io musicista”.
Sono cambiato così tante volte che non saprei neanche da dove cominciare. La mia storia individuale è piena di strane fratture - a volte anche molto dolorose - e di improvvisi cambi di rotta o marcia che hanno sicuramente influito sul mio modo di concepire la musica. C’è stata molta sofferenza e frustrazione, molta incoscienza e, soprattutto, penso di essere un diesel: ci metto un sacco a capire come funzionano le cose, dopo però non mi ferma nessuno. Ora paradossalmente ho una vita più stabile, da tutti i punti di vista, e la mia ricerca del rischio penso si sia spostata tutta sul mio modo di scrivere la musica.
Bene Paolo, allora noi ti salutiamo, ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso e, cosa più importante: continua a rischiare così, perché dopo aver ascoltato il tuo primo lavoro come SPIRE siamo convinti che la strada presa da te sia quella giusta. Grande!