“A che cosa faccia appello la musica in noi è difficile sapere; è certo però che tocca una zona così profonda che la follia stessa non riesce a penetrarvi.”
(Emil Cioran)
Forse vorrete svegliarvi immediatamente o, al contrario, desidererete prolungare cinicamente i vostri incubi: sta di fatto che l’ultimo EP di Shapednoise “Until Human Voices Wake Us”, uscito sull’etichetta discografica inglese Opal Tapes, rappresenta un vero e proprio itinerario nell’oscurità, impregnato di una violenza perpetrata con stralci di lamiere sui quali scorrono copiosi fiumi di sangue.
Il nostro artista made in Italy assume le sembianze di un Caronte composto da ingranaggi arrugginiti di color rosso scuro, pronto a farci navigare all’interno di un mondo inconscio che trasuda di ferro e morte, di psicosi e alienazione, di smarrimento e follia.
Si parte con i battiti in crescendo della prima traccia “Witness of a heart attack death”, un cuore che pulsa al ritmo del terrore, prima lentamente, poi accelerando in un’esplosione fragorosa techno-noise, in cui vi è solo la possibilità di respirare ossido di carbonio. Si cede il passo alla claustrofobica “Between Allucinations and high poetry”, nella quale l’ossessività minimal del ritmo viene lacerata da noises caustici al fine di corrodere qualunque cosa possa dare anche solo l’allucinazione di un minimo equilibrio interiore.
La terza traccia, che offre il nome al titolo dell’EP, fa sì che la cappa siderurgica e opprimente fin qui formatasi si dissolva lievemente, dando eco a synths nostalgici, quasi remoti, densi di memoria kraftwerkiana nel celebre brano “Trans Europe Express”, concedendoci la vaga sensazione di poter percepire ancora residui di umanità, aprendo anche una sola possibilità di agganciarci ad un’ancora di salvezza. La tregua, però, diviene evanescente ed effimera: “Information on the individual sensoriality” ci fa ripiombare immediatamente nell’inferno d’acciaio in cui si è navigato finora, per poi approdare alla techno industrial dal sapore tribale di “Survival of the dead”, dove i superstiti di questo viaggio nella fabbrica dell’orrore danzano macabramente attorno ad un totem che rappresenta l’allegoria della morte, “l’uomo della folla” di Edgar Allan Poe.
In chiusura dell’EP “Black Cells”, lenta, tenebrosa e ipnotica, ci trascina con i suoi bassi cupi e profondi verso la riva del risveglio, interrompendosi bruscamente dopo un climax di terrificanti drones e synths inquietanti.
L’incubo in cui Shapednoise ci ha trasportato tra paranoie e angosce metalliche è terminato.
Un album enigmatico e di grande forza evocativa, mai banale e ricco di sfaccettature che fa di questo giovanissimo dj italiano di scuola berlinese uno degli artisti più interessanti per quanto concerne la sfera della techno industrial e che ci auguriamo possa ancora percorrere tantissima strada ad alti livelli.
Nel frattempo, cari amici di Tsinoshi Bar, cercate di riaddormentarvi, sempre se ci riuscite…
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