
Probabilmente una delle uscite più interessanti di settembre è il secondo ed atteso lavoro di Brian Leeds (alias Huerco S.) produttore statunitense che esordì prima con Untitled su Opal Tapes (2012), poi con un insieme di lavori sempre negli ultimi anni per sublabel come Wicked Bass e Other Heights.
Tutti progetti che purtroppo non attirarono il consenso del pubblico e che entrarono nel dimenticatoio in un lasso di tempo talmente breve da passare praticamente inosservate come lui.
Ma poche settimana fa Huerco riappare e lo fa in modo decisamente più serio e studiato, rilasciando “Prinzif”, singolo che ha anticipato l’uscita dell’EP Colonial Patterns e che lo ha portato finalmente a riaccendere i riflettori spenti del passato.
Prinzif, traccia n° 8 dell’album, si presenta come una sorta di intro meditativa composta da synth e loop futuristici dal suono talmente sporco da dare l’impressione di essere registrata su qualche cassetta abbandonata degli anni 90, cosa che di fatto probabilmente identifica realmente i metodi di produzione adottati da Brian.
Il nuovo singolo ha avuto il compito di spianare silenziosamente il cammino a quello che senza dubbio risulta oggi, una delle produzioni più sperimentali e affascinanti degli ultimi mesi.
Uscito sulla label Software Records di Ford e Lopatin, il nostro amico quindi sembra aver dato decisamente una spallata al passato ed essersi messo a fare sul serio, prendendo un’impronta più matura, tecnica e decisamente più inquadrabile dal punto di vista musicale e non solo, dato che il titolo lascia intendere che in questo nuovo progetto sia racchiusa un’ampia porzione di storia coloniale americana musicalmente reinterpretata.
Quello che resta delle critiche per le sue produzioni poco formose, lo-fi e da non-club, lasciano finalmente il posto ad un Huerco che si rimette in gioco e crea un album monumentale, 14 tracce dove decide di abbandonare completamente il suono lineare, per approdare nel territorio ostile della sperimentazione senza vincoli, unendo materiale analogico registrato su cassetta a un infinità di punti di fuga digitali, scorribande sintetizzate e marce bass-line da fine serata. Ricreando a modo suo un tracciato fruibile e garantendo una qualità del viaggio sonoro denso, contemporaneo e appagato dalla prima traccia fino alla chiusura; passando da IDM ad ambient in pochi istanti.
Nota Personale: un applauso ai più attenti e meticolosi che riuscirono a cogliere l’indizio che Huerco aveva consegnato al grande pubblico con un lavoro di alta classe clubbista: R.E.G.A.L.I.E.R, uscito lo scorso aprile sotto il moniker di Royal Crown Of Sweden.
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