Shobaleader One – Elektrac

Shobaleader One - Elektrac

Shobaleader One

Elektrac

Warp Records

WARPLP284


published:

Marzo 2017

 

 


Dall’eclettica ispirazione del musicista e producer Squarepusher (Tom Jenkinson) prende forma la band degli Shobaleader One: gli obiettivi sono conferire una veste strumentale ai suoi brani classici collezionati in oltre di venti anni di fruttuosa attività e creare una situazione nuova dove dare sfoggio al proprio talento strumentale. Intorno al basso di Jenkinson si raduna così un terzetto funambolico di turnisti dai nomi d’arte accattivanti, Strobe Nazard, Arg Nution e Company Laser, e dalle mise un po’ meno, uno strano ibrido tra i caschi dei Daft Punk e gli scafandri dei Big Daddy in ”Bioshock“. Il loro primo live album, “Elektrac”, è stato pubblicato nientemeno che da mamma Warp Records, quindi cerchiamo di capire insieme cosa aspettarci da questo lavoro.

“Cooper World” libera quanti energetici in quattro direzioni: una fusion-funk muscolare, scattante. I break di batteria di “Don’t go Plastic” sono piacevolmente compromessi con le casse terzinate della bass music, e persino i rhodes non vengono spesi per sedare l’atmosfera, ma sono piegati a scatenare il maelstrom. Una sosta in panca viene concessa all’ascolto su “Lambic 5 Poetry”, traccia che cavalca le vaste distese del trip-hop. “Squarepusher Theme” impacchetta una sviolinata di phonky urbano bello danzereccio, e alla lunga è la traccia migliore, perché coinvolgente, incalzante e soprattutto, riascoltabile. Letteralmente suicida è invece il fraseggio di “E8 Boogie”, un tema in grado di rianimare i morti… Nonostante la struttura del brano rimanga un grande interrogativo. “Delta-V” salda il punk con il funk, mentre “Anstromm Feck” propone una specie di Kasbah in suoni inquinati, con tanto delirio acid-noise e qualcosina dei Chemical Brothers. Sul finale però “Journey To Redham”, con uno strano piglio alla Planet Funk, stucca, stucca e ancora stucca.

Più indiavolati degli Snarky Puppy, meno progressive dei Dream Theater. Qualche idea “sottratta” ai vari Hancock, Zorn, Infected Mushroom, Now vs Now, Culprate.
Gli Shobaleader One si divertono a introdurre un fraseggio, quindi a molestarlo ad libitum per poi palleggiare con le “voci” degli strumenti e sviscerare le possibilità più ringhianti nascoste nel materiale. Una baraonda eseguita con un’autentica precisione svizzera.
L’album è suonato bene e il lavoro tecnicamente è perfetto ma si fatica a digerire i rimpalli, o meglio a capitalizzare il flusso dell’energia liberata, tanto che, con l’avanzare dell’album, il vigore del rigore tecnico tende a farsi barboso, marginale, cioè una metastasi o una muffa. Purtroppo “Elektrac” soffre della sindrome di Werner, l’invecchiamento precoce, e non soltanto. C’è uno squilibrio profondo fra le due parti dell’album, squilibrio che a tratti sembra sollevare la gonna a un brutto vizio genetico: la mancanza di una consapevolezza artistica del progetto che lo rende fine a sé stesso, tratto imperdonabile se non ad un veterano del calibro di Squarepusher, uomo che di norma non bada al gusto comune al fine di produrre una musica tutta sua, atta a soddisfare la sua nicchia.
Spassosamente arduo da suonare, così come da ascoltare. Un vero peccato.