Depeche Mode – Spirit

Depeche Mode - Spirit

Depeche Mode

Spirit

Columbia, Mute

UNKNOWN


published:

Marzo 2017

 

 


“Spirit” è il nuovo lavoro di quel miracolo britannico che sono i Depeche Mode: quattordicesimo album in studio, secondo con la Columbia Records e primo con James Ford alle produzioni. Bei numeri.
In tutta sincerità consideravo i Depeche una band sacra da cui attingere ispirazioni e saggezza, uno di quei gruppi da vedere live per poter godere di 37 anni di esperienza sul palco, artisticamente capaci di sfornare ottime hit di successo ma pochissime rivelazioni sonore… Invece è bastato cambiare “aria” e mischiare un po’ le carte per tornare ad accattivare e far vacillare anche criticoni infedeli come il sottoscritto.

Liberatisi della zavorra Bill Hillier (produttore degli ultimi tre album e figura che ha sempre diviso il plebiscito di fan), i nostri hanno intelligentemente trovato rimpiazzo in James Ford, metà dei Simian Mobile Disco e con alle spalle produzioni per Florence + The Machine, Arctic Monkeys e Foals.
Il risultato è un album tremendamente attuale, cupo, minimale e angosciante, capace di catturare perfettamente lo stato d’arte dell’animo contemporaneo, spettatore impassibile di un mondo in cui fa fatica a riconoscersi.
Sono i testi, ancor prima degli arrangiamenti e dell’indirizzo sonoro, a dare voce a questo malessere sottile che si nasconde nella quotidianità dell’essere umano 2017. Un Martin Gore più politico che mai e dalle tendenze smaccatamente socialiste distrugge ogni polemica (pilotata?) che vede i D.M. ideologicamente vicini ad un gruppo inglese di estrema destra.
A corredo di testi duri e brutalmente realistici, cantati da un Dave Gahan che compensa quanto perso in estensione e tensione vocale con raucedine e profondità rock, c’è un mondo di suoni e ambientazioni in bianco e nero degne di un film distopico dei primi anni ‘60.
Il suono è bilanciato, minimale, parsimonioso e privo di orpelli, atto a coadiuvare ed esaltare la rigidità dei testi. In questo bisogna vederci il merito della nuova produzione firmata James Ford che, con spirito clinico e contemporaneo, pulisce ridondanze e innesti superflui per dare spazio a un suono solido e compatto. Le tracce sono tra loro omogenee, inclini a un mood sonoro costante, approccio che considero azzeccatissimo e lontano dai cliché in cui galleggiavano da qualche anno a questa parte i Depeche (Bill Hillier non mi piaceva, si è capito?).
È cosi che mi ritrovo immerso per 50 minuti in un fluido acquoso appesantito da uno strato superficiale di petrolio, ed è un’apnea asfissiante ma sadicamente piacevole per chi vive il disagio descritto in maniera impeccabile nelle 12 tracce che compongono Spirit.

Il vero e proprio singolo da rotazione-radio spasmodica non c’è; questo gasa ancora di più chi cerca dai D.M. la denuncia non solo nelle liriche ma anche nell’atteggiamento produttivo e commerciale.
“Going Backwards” e “Where’s the Revolution” sono perfettamente idonee ad essere presentate al pubblico come singoli rappresentativi dell’album seppur siano chiare dichiarazioni di fallimento di tante idee rivoluzionarie; atti di denuncia di un progresso che continuiamo ad ostentare ma che, a conti fatti, non è ancora avvenuto.
Chiude l’album e anche le speranze “Fail”, traccia in cui Gore tiene a precisare che “We’re Fucked”, come chiosa sintetica dell’intero lavoro; giusto nel caso non fosse ancora chiaro a tutti.

Il mio giudizio su “Spirit” è molto positivo, la musica e i testi, le singole idee e le intere canzoni soddisfano pienamente le alte aspettative che ognuno ha sui Depeche Mode, tuttavia il messaggio che ne esce è negativo, e in cuor mio spero che i posteri possano contraddirlo.

P.S.: Le Versioni alternative della Deluxe Edition sono più coraggiose e contorte e quasi esprimono in maniera più esatta la distorsione concettuale della realtà insita in Spirit. Nei crediti di questi mix compaiono due figure nuove: Kurt Uenala, già collaboratore della formazione britannica in “Delta Machine” e quel Matrixxman che nel 2015 uscì con l’album “Homesick” su Ghostly International. Insomma, una Deluxe Edition che ha ragione di esistere e che aggiunge e non ridonda.

Stefano Calvanese