Gloria e lode a DFRNT, nonostante il nome dell’artista sia un’accozzaglie di lettere buone solo per le ricerche su Google. L’album “Patience”, uscito il 9 Dicembre, è il massimo che ci si potesse aspettare dall’artista lettone. Tanto in termini di crescita personale, quanto in affermazione nel proprio campo, DFRNT ha deciso di sbancare il 2014 “umanizzando” l’IDM, ovvero rendendola melodica al punto tale da poter essere ascoltata e apprezzata da chiunque, anche da chi, obiettivamente, di IDM ne capisce pocoi. Una favola da 10 su 10.
Più volte accostato a calibri 42 come Scuba, Sepalcure, Ital Tek, Desto e Rob Sparx (tanto per citarne alcuni), Alex ha, finalmente, raggiunto una propria dimensione di maturità e completezza in un lasso di tempo non di certo breve (quattro anni), ma distinguibile in tre stadi evolutivi che si sviluppano intorno ai tre album che ha prodotto sino ad oggi.
La storia inizia nel 2009, anno in cui esce “Metafiction” sull’etichetta On The Edge. In quest album la vena artistica di Cowles si esprime tramite melodie elettroniche che smorzano l’energia dubstep di sottofondo (Landscapes, Epitome e Winter sono le tracce più rappresentative di questa opera prima).
Successivamente, DFRNT tira fuori i muscoli con la sua uscita del 2012, “Fading”, il cui esoscheletro dubby è colorato dalle esperienze techno e deep elaborate alla Echodub, nuova etichetta a cui si appoggia l’artista. Silent Witness, El Spirito, Deep Into It, Incubus e, in generale, tutte le tracce che compongono Fading trovano il giusto apprezzamento dalla critica, tanto da essere considerata una delle migliori uscite dell’anno. La maledizione del secondo album non tocca DFRNT.
Siamo giunti, dunque, a fine 2013 con “Patience”: Alex comprende che il terzo step della sua carriera deve essere necessariamente più melodico e meno grezzo, un’opera matura ed elegante. Non, quindi, come Nobody Stop Me su 2020Vision, EP che quest anno lo ha visto impegnato nella messa in scena di un disco Deep/ModernDisco (comunque da quarantadue carati e mezzo).
La chiave di svolta per DFRNT si chiama Melodic Techno, ma non nel senso noise a cui, recentemente, siamo stati abituati. Le texture di synth che compongono il fil rouge di Patience sono, infatti, orecchiabili, godibili e inseribili in un dannato spartito. Musica, non solo suono. A dare ritmo e sostanza ci pensano le esperienze dub e bass dell’autore, abilmente accordate in seno al Downtempo. Di rilievo sono le tracce Aurora, Synasthesia, Mountain e A New Chapter, che danno dipendenza e assuefazione immediata.
Alex Cowles attraverso “Patience” dimostra di essere un ottimo compositore anche nel campo della musica “difficile”, tanto da creare un disco che potrebbe essere stato tranquillamente suonato da una band post-rock. Per la cronaca, è un complimento grande grande, almeno quanto la taglia delle gonne di Betty Boop.
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