System 7 - X-Port



System 7

X-Port

A-Wave

AAWCD019


published:

Ottobre 2015

 

 


Steve Hillage e Miquette Giraudy, noti a tutti come System 7, riconfermano nel 2015 il ruolo di veterani dell’elettronica dance attraverso il loro ultimo album “X-Port”. Il duo, formatosi verso la fine degli anni ’80, nel corso degli ultimi 25 anni ha sempre avuto una ragion d’essere e di operare molto chiara, come i membri stessi dichiarano: «We have been part of the development of Techno and Ambient music for many years, and our mission is to continue with that process». Questo fa sì che nelle loro produzioni gli psichedelici anni ’90 non siano poi così tanto lontani e riemergano nel nuovo millennio in forme diverse, ma sempre con una precisa impronta stilistica che conferisce unità all’opera dei produttori inglesi: «We feel part of a musical movement of dance-based rhythms and psychedelic ambience that embraces the whole planet».

Ciò vale anche, e soprattutto per “X-Port”, lavoro da intendere quale una sintesi moderna di un’esperienza ormai quasi trentennale. Del resto il nome del duo, mutuato dal lancio sul mercato nel 1991 del sistema operativo Machintosh, non può che ricordare i primordi della musica prodotta su software, che videro fiorire questo incontro produttivo tra un chitarrista (Hillage) e un tastierista (Giraudy).
Ad aprire l’album sono le note atmosferiche di “Hinotori Call Sign”, retaggio inevitabile del suono enigmatico e futuristico degli albori della techno, arricchito dalla connotazione stilistica ambient propria dell’elettronica made in UK. In questa direzione si è orientata in parte l’anima musicale dei due inglesi, e mi riferisco in particolare al progetto parallelo “Mirror System”, con cui Hillage e Giraudy puntano a valorizzare maggiormente il loro lato Chill.
A questa introduzione di stampo riflessivo seguono nell’album battiti su battiti, tracce dance in puro stile System 7, uno spazio sonoro in cui techno, progressive e trance si incontrano. E il punto d’incontro è costituito da queste lunghe sequenze di 4/4 che si ripetono con variazioni di lungo periodo, definendo così in maniera chiara l’estetica dance del duo, che è marcatamente psichedelica. Gli evidenti tratti techno di “Chic psychedelic” e “The Queen”, le successioni “progressive” e vertiginose (gioco di parole voluto) di “The colour of Love”, “Infinity Boulevard”, “Angelico Presto” (tracce che sembrano uscire dal solco di un vinile prodotto nel 1995), gli alti bpm di “Batis” e “Stovepipe” che insieme a “Opal Flash” (in cui un assolo di chitarra elettrica la fa da padrone) ci portano in una dimensione quasi trance, fatta di spirali geometriche create a partire dai sintetizzatori.

Ecco, proprio questa varietà stilistica che crea ponti tra generi musicali tenendo conto della medesima impronta di base è ciò che mi ha sorpreso di questo album, e soprattutto coincide con quel che più in generale rende i System 7 sempre attuali, mai noiosi o ripetitivi. Una seria riflessione sull’influenza e l’importanza che i due hanno avuto nello sviluppo della scena dance elettronica mondiale.