Early Sounds: a volte basta il nome per far capire di che cosa si sta parlando.
L’etichetta italiana dall’animo analogico distribuita globalmente da Clone torna in queste settimane con un nuovo various, “Early Sounds Collective Volume II”, che a distanza di 5 mesi dall’uscita di “Tropical Interlune” (long play firmato da uno degli owner dell’etichetta, Dario Di Pace aka Rio Padice) si propone come nuovo “manifesto programmatico” dell’intero progetto e collettivo. Quattro tracce quattro, ma quanto lavoro dietro e soprattutto quanta qualità c’è dietro!
Apre le danze “Mephisto Frequency Oscillator”, traccia low-fi firmata dalle mani sapienti degli MFO, alias del duo di casa Rio Padice e Massimo Di Lena. I due owner di Early Sounds, già intervenuti sull’etichetta con i loro personalissimi progetti, sintetizzano anni di idee ed esperienza in una live session stringata all’osso, semplice, latente di basso ma carica di groove. A farla da padrone sono una drum part di rolandiana memoria e un numero non identificabile di bleeps e micronoises che punteggiano poco più di sei minuti di follia analogica. Ricercata.
A compensare l’assenza di basse frequenze della prima traccia, ecco che l’A-side si chiude con “Other Intrusions”. Questa volta è un altro owner dell’etichetta, Leskin, in collaborazione con il misterioso progetto Stereophob, a fare gli onori di casa Early Sounds: un kick importante apre e chiude un lavoro a ridosso della deep dai connotati ruvidi che, con il suo basso quadro, mette davvero tutti d’accordo. Amanti dell’house, amanti della techno, questa è la traccia che fa per voi!
Se il lato A porta la firma di tutti gli owner di Early Sounds, il lato B porta quelle di due newcomers davvero d’eccezione. Il primo a presentarsi è Joseph Russell: già presente nel già menzionato “Tropical Interlune”, con il moniker di JRMS (diviso con l’onnipresente Massimo di Lena) qui sfodera una traccia, “Soak”, dall’alto potenziale danzereccio. I leitmotiv della semplicità e del “groove prima di tutto” anche qui sono evidentemente presenti, ma a differenza dell’A1 la parte strumentale di “Soak”, borderline tra acido e psichedelica, qui è trascinante, da dancefloor in stato di trance. Se poi il marchio di qualità ce lo mette Kyle Hall, che proprio recentemente ha suonato questa traccia, c’è poco da obiettare!
Chiude i giochi, infine, un altro misterioso talento. Non si hanno informazioni su chi si nasconda dietro questo MCMXC, quello che sicuramente sappiamo è che la sua “Damn” ricorda molto i primi lavori del giovane Gerry Read, il che è un tutto dire. Un campione in loop perpetuo apre la strada ad un kick grande come come una casa cesellato ed incatenato ad una groove session che non può passare inosservata, ruvida e sporca quanto basta. A completare il tutto, uno string che si trascina per tutta la seconda parte della traccia da quel tocco in più che non guasta mai. Da ascolto ma soprattutto da dancefloor, il lavoro di questo MCMXC è la ciliegina sulla torta di un EP che, passato natale, sicuramente finirà nelle charts di moltissimi big della scena elettronica europea.
Ah caspita, l’ha già chartato Serge, deus ex machina di Clone? Beh, vuol dire che noi di Tsinoshi Bar vediamo lungo. Segnate questo “Early Sounds Collective Vol. II” da qualche parte: in fondo, qualche regalo di Natale in ritardo ci scappa sempre no?
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