Mark Pritchard - Under The Sun


Mark Pritchard

Under The Sun

Warp

WARP244


published:

12 Maggio 2016

Che bello poter ascoltare e recensire il nuovo album di Mark Pritchard durante una grigia giornata, niente di così opportuno per accompagnare un giorno dedicato alla casa, alle felpe pesanti e alle vaporizzazioni. Sentimenti nostalgici di amori passati, le ansie degli esami scolastici e principesse rinchiuse in castelli tenebrosi. Tutto riaffiora. Un album che potremmo definire pop, quello della nuova generazione: elettronico, melodico e assolutamente da ascoltare a testa bassa battendo il ritmo con la scarpa e muovendo la testa ad occhi chiusi, tutto rigorosamente con movimenti lenti, volendo anche sensuali, ma obbligatoriamente tristi. I brani si susseguono senza interruzioni in un flusso emotivo altalenante scandito da droni (“?”, “Ems”), melodie minimali elettroniche (“Falling”, “Cycles of 9”, “Where Do They Go, The Butterflies”, “Rebel Angels”), citazioni e celebrazioni della musica celtica, vero imprinting del disco.

Vari le voci che accompagnano i brani, la prima ugula in prestito è quella di Bibio in “Give It Your Choir”, maestrale è il botta e risposta tra le voci e i cori realizzati grazie allo sdoppiamento della traccia vocale, il secondo featuring lo troviamo in “Beautiful People” ed è ad opera di Thom Yorke: un brano soul straziante e profondo - poteva essere diversamente? - perfetto per la nota voce del frontman dei Radiohead. La terza gola chiamata a colorare il disco è quella di Linda Perhacs: una triste chitarra neo-folk accompagna la melodia apocalittico-medievale della cantante, da brividi. L’ultimo guest è il rapper Beans, voce scura, dritta allo stomaco supportata dai colpi percussivi di un synth-bass e dalle melodie oniriche dissonanti.

A completare l’album le solite tracce riempi spazio, ma che nel complesso non stonano e donano importanza al disco composto da ben 16 brani (“Sad Alron”, “Dawn of the North”, “Khufu” e “Hi Red” - il cui effetto posto sopra al vocal ricorda tantissimo lo stesso utilizzato in molte canzoni dalla cantante irlandese Enya, in fondo le origini dei due artisti sono quasi le stesse). L’ultima traccia è nuovamente un omaggio alla musica folk celtica, il vocal che ripete la frase “Under the Sun” - titolo del brano e forse omaggio alle celebrazioni pagani del dio sole - sembra estrapolato da una fiaba di gnomi e principesse che si rincorrono in verdi prati sopra rigide scogliere. E poi c’è “Infrared”, posto come terzo brano della tracklist, dalle ritmiche percussive quasi epilettiche, voce robotica e synth che ci aggroviglia in una spirale, per ricordarci che il disco esce su Warp Records!