Vermont – II

Vermont - II

Vermont

II

Kompakt Records

Compact 361 / KOMPAKTCD133D


published:

Febbraio 2017

 

 


I “Vermont“, duo tedesco dietro cui si cela l’identità di Danilo Plessow aka Motor City Drum Ensemble  e Marcus Worgull (Innervisions), tornano sulle scena dell’elettronica per intenditori con il loro nuovo album “II”, dopo il loro esordio nel 2014  con l’omonimo album  di debutto “Vermont”, discusso dai molti, venne realizzato da una fusione di suoni nuovi  con una delicata  sensibilità che si allontanavano nettamente dalla techno rivolta prettamente al mood. Entrambi gli album sono stati pubblicati dalla Kompact Records di Colonia.

In “II” Plessow e Worgull mettono in risalto le loro personalità individuali, suoni analogici moderni, umori ambientali e rumori strutturati con lussureggianti tradizioni musicali provenienti dal loro paese natale, la Germania occidentale, accumulando così un totale di tredici nuovi brani, risultato di sessioni di registrazione varie, eventuali e casuali.
È evidente l’uso di diversi sintetizzatori analogici come ARP Odyssey, Moog Prodigy, Fender Rhodes, Juno e Prophet. Nell’album ascolto risultati più decisi, messaggi che arrivano in maniera più diretta all’ascoltatore rispetto a “Vermont”, e la quasi totale assenza di drum machine permette di percepire suoni facenti parte di un insieme organicamente strutturato e che corrisponde all’intera durata dell’album, coeso ed elegante all’ascolto.

“Norderney”, traccia di apertura, per certi aspetti si ricollega a suoni tipicamente balearici, coinvolgenti e liberi, sintetizzatori che circondano pienamente l’ascoltatore accompagnati dalla chitarra acustica (fornita da Robbert van der Bildt, alias KAAP). La traccia rappresenta un punto di partenza per l’album (per dati aspetti quali l’eleganza della composizione simile al debutto omonimo del primo Vermont) che ondeggia piacevolmente tra la modalità di studio “attenta” della musica, tecnica ed economica, all’esplorazione incidentale spinta verso un territorio di giocose jam session. Il mix di semplicità e complessità è percepibile nella traccia “Dschuna”, con archi pizzicati tra una curata effettistica che ricorda il suono di un carillon xilofono, nella spettrale “Skorbut”, scandita da raffiche di lamenti sintetici intrisi di un’aura alquanto enigmatica; in “Ufer” ritorna la chitarra di Van Der Bildt, curiosa traccia attraverso la quale i Vermont rinnovano un senso d’improvvisazione jazz percepibile in alcuni tratteggi di altri pezzi tra i quali menziono il già citato “Dschuna”, “Chanang” e “Wenik”, che vedono anche il prezioso contributo di Dermot O’Mahony e Tadhg Murphy , devoti accarezzatori di synth in questo spazio incontaminato di suoni.

L’album non è particolarmente buono, anzi… In diversi passaggi perde parte del tratto vivace del sound che ha reso piacevolmente orecchiabile il suo predecessore. “II” è quindi adatto all’ascoltatore che ama un tipo di musica techno lieve e introspettiva. Personalmente, lo trovo a tratti piuttosto noioso anche dopo diversi ascolti.