Talaboman – The Night Land

Talaboman - The Night Land


Talaboman

The Night Land

R&S Records

RS1702


published:

Marzo 2017

 

 


Talaboman, la coppia formata da John Talabot e Axel Boman, debutta sulla lunga distanza attraverso la leggendaria label britannica R&S, con un album intitolato “The Night Land”.
Sono passati più di due anni da quando i Talaboman lanciaroro il loro EP d’esordio “Sideral” per la Hivern Discs, dedicato al celebre artista catalano Aleix Vengues (aka Sideral), scomparso nel 2006, nel quale i due esplorarono per la prima volta i risultati del loro incontro musicale, mischiando le qualità ipnotiche e immaginifiche della produzioni di ciascuno.Per ripercorrere la carriera di entrambi possiamo citare le label che hanno ospitato i loro lavori: Hivern Discs, Permanent Vacation, Young Turks e !K7 nel caso dello spagnolo John Talabot e Pampa, Hypercolour o Studio Barnhus per Axel Boman. Roba spessa, insomma, come importanti sono gli album d’esordio di entrambi, quel “Fin” di Talabot nel 2012 e “Family Vacation” di Boman, poco più di un anno dopo.

“The Night Land” è il risultato ultimo di un progetto intrigante e appassionante, un progetto in grado di sfornare, secondo le stesse parole dei due artisti: “Una quantità assurda di musica”, registrata durante lunghe sessioni di musica negli studi di Barcellona e Stoccolma, e che vede la luce nella forma di un LP in otto tracce profonde, organiche, intrise di una qualche malinconia sonora e di un fascino oscuro che sembra uscire direttamente da un club underground, ma che a tratti si tinge di toni notturni più introspettivi a marcare la classe del sound proposto.

El águila grita,
el jaguar da gemidos,
oh, tú, mi príncipe, Macuilmalinalli,
allí, en la región del humo,
en la tierra del color rojo
rectamente los mejicanos
hacen la guerra.

Con questi versi di una poesia di Nezahualpilli (antico poeta e oratore messicano) s’apre il disco, al ritmo di beats organici e adombrati da textures paesaggistiche assaggio quella strumentazione tradizionale e l’attitudine New Age che pervade l’album; proseguo con “Safe Changes” ove una delicata e titubante linea di piano in chiave Synth Pop si eleva da Barcellona a Stoccolma, abbracciando delicate distorsioni. “Samsa” è un rituale notturno da club underground, con ritmiche minimaliste e dub; sintetizzatori arcaici e paesaggi cosmici avvicinano alla spirale lisergica intitolata “Six Million Ways” che ci travolge con suoni caleidoscopici, lievi motivi etnici e accordi panoramici. Da questa volta cosmica emerge l’enigmatica ed emotivamente carica “Loser’s Hymn”, 8 minuti di percussioni organiche, texures lo-fi e amplissimi droni; “Brutal Chugga-Chugga” inizia con delicatezza e sonorità acquatiche, successivamente cresce tra synth acidi e percussioni afro; “The Ghost Hood è magnetismo delirante: spazio al beat ballabile con synth robotici e strutture ritmiche risonanti che modellano una tensione profonda e incandescente, prima della chiusura affidata a “Dins el Llit” e alle sue palpitazioni acute con ritimiche africane, gemma preziosa di un disco che si propone già di essere una delle uscite più interessanti dell’anno nonostante sia composto da sole otto tracce.