A Chat With: KABLAM

Lo scorso 8 dicembre a Roma, nella splendida cornice del Largo Venue, si è svolto Respect is the Strongest Compliment, evento ideato e curato da AMEN all’interno della Biennale MArteLive. Protagoniste della serata: Electric Indigo, Fatima Al Qadiri e KABLAM.

Senza nulla togliere alle eccellenti performance di Electric Indigo e della Al Qadiri, che hanno dimostrato, la prima in live e la seconda in djset, una splendida padronanza dei rispettivi universi sonori di riferimento (quest’ultima già passata dalle nostre parti: ricordate la mini-intervista curata da Giuditta?), quello che ci è stato regalato da KABLAM ha superato ogni aspettativa: quasi due ore di un djset memorabile, un campionario quantomai variegato delle sue influenze e tendenze attuali.

DJ e produttrice di origini svedesi, attualmente residente tra Berlino e Stoccolma, Kajsa Blom in arte KABLAM comincia ad approcciarsi al djing e alla musica elettronica nel 2012 quando, trasferitasi nella capitale tedesca, non si perde neanche una delle serate targate Janus, label divenuta con gli anni tra le più seguite e imitate dell’attuale panorama underground. Entra dunque a far parte del collettivo fondato da Lotic e M.E.S.H, divenendo resident dei party targati Janus. Grazie alla piattaforma SoundCloud, su cui carica le sue prime tracce “non ufficiali”, fa la conoscenza di Dinamarca e giunge ad affiliarsi al collettivo svedese Staycore.

Pur avendo pubblicato un solo EP (“Furiosa”, uscito per Janus nel giugno 2016) e una manciata di tracce e remix, il suo stile è già ben riconoscibile: club music dura e incompromissoria, spesso violenta – ma di una violenza mai fine a se stessa, e una predilezione per i concetti di spazio e profondità rispetto a quello di tempo.

Raggiunta via mail appena un giorno prima del suo debutto romano, abbiamo approfittato per un mini Q&A

 

 

Per il tuo primo set nella Capitale prenderai parte a una tavola rotonda riguardo le relazioni tra corpo, genere e tecnologia: come sono collegate queste tematiche al tuo lavoro come producer? Credi che un’idea di club music dirompente possa considerarsi politica e stimolare consapevolezza su questi temi?

Un corpo che non sia maschile e cisgender diventa politico in quanto tale. Non credo che la musica in sé possa aumentare la consapevolezza, dipende dal contesto e dagli spazi in cui questa viene diffusa. Ad esempio, in quei luoghi dove non c’è libertà di parola, fare musica elettronica senza l’utilizzo di vocals può essere una strategia di resistenza. Per quanto mi riguarda, la musica che faccio rappresenta sempre i miei sentimenti. La mia personalità è apparentemente tranquilla, ma ho opinioni forti e m’incazzo spesso: la musica è una maniera di incanalare questo desidero compulsivo di urlare quello ciò che penso.

 

Sei parte di Janus e Staycore, due collettivi che hanno riscritto le regole del dancefloor negli ultimi anni, mettendo in comunicazione forti personalità: credi che le collaborazioni arricchiscano il tuo sound e il messaggio che vuoi dare attraverso questo?

Faccio anche parte di Drömfakulteten, un collettivo di base a Stoccolma. Mi pare che tutti ci influenziamo vicendevolmente in questo genere, tantovale lavorare insieme! Quando poi una collaborazione funziona può essere davvero rigenerante. Inoltre sto provando a smetterla di ossessionarmi riguardo al produrre qualcosa di originale, in quanto non esistono veramente più idee originali. È un pensiero davvero liberatorio. E in tutta onesta: fanculo queste stronzate individualiste figlie del neoliberismo.

 

Puoi dirci qualcosa della tua formazione musicale? Sappiamo che hai cominciato suonando in un gruppo punk quando eri giovanissima: quand’è che sei passata all’elettronica?

Sì, a 14 anni suonavo in una band, scrivevo testi molto politici e urlavo un sacco. Credo sia qualcosa che mi manca, e che cerco di compensare in maniera diversa attraverso la musica che produco oggi. Sono poi andata a scuola di musica, tra i 16 e i 19 anni. E quello uccise ogni mio desiderio di creare musica. Era tutto così sciatto, e pieno di tipi che suonavano la chitarra. Iniziavo a sentirmi piccola e inutile, e a malapena ho prodotto musica per quasi 5 anni dopo quell’esperienza. Ho ripreso solo quando mi sono trasferita a Berlino e ho iniziato a fare da dj per le serate Janus.

 

Cosa ascolti ultimamente? Puoi raccomandarci qualche artista che pensi stia spaccando?

Direi una rapper svedese che si fa chiamare Yung Titties, una rapper e cantante R&B sempre svedese che si chiama Cherrie, e sto ascoltando molto “Vanishing Cinema” di Hyph11e, una producer di Shangai.

 

Cosa puoi dirci per quanto riguarda il tuo futuro prossimo? Non vediamo l’ora di poter godere di un successore di “Furiosa”!

Sto giusto per rilasciare una nuova traccia da 8 minuti sulla label Country Music settimana prossima (“Flabbergasted & Stainful” è uscita il 15 dicembre, ndr)

 

Ci dai 5 albums o EPs che non possiamo assolutamente perderci?

Certo, ve li lascio qui sotto!

Hyph11e “Vanishing Cinema”
Yung Titties “Tsunami”
mobilegirl “Poise EP”
Sonja Tofik & mar-llena “Vilar I Dina Spår”
HAJ300 “varför sa du inget”

 

Kablam

 

— ENGLISH —

 

You’ll take part in a roundtable about body, gender and technology: how are those topics related to your work as a producer? Do you think disruptive club music can be political and raise awareness on such issues?
A body that is not cis male becomes political just by being. I don’t think the music in itself necessarily raises awareness but it depends on the context and space where it’s played. For instance in places where they don’t have free speech, making electronic music without lyrics can be a way to show resistance. For me, the music I am making is always displaying what I am feeling. My personality is seemingly quite calm but I have strong opinions and am most of the time very pissed off, the music is a way of channeling my inner urge to compulsory scream out what I’m thinking.

 

You’re part of Janus and Staycore, two collectives that have rewritten the rules of the dancefloor in recent years by bringing strong personalities together: do you think that collaborations enrich your sound and your message?

I am also a part of Drömfakulteten, a studio collective in Stockholm. I think we all influence each other so much in this genre anyway, we might as well work together. When a collaboration really works well it can be the most life-giving thing. I am trying to stop obsessing over making something original since there are no original ideas anyway. That can be a very liberating thought. And to be honest, fuck all that neoliberal individualist bullshit.

 

Can you tell us something about your formative years? We know you started playing in a punk band when you were very young: when did you turned to electronic production?
Yes, as a 14 year old I was in a band, writing very political texts and screaming a lot. I think this is something that I really miss, and am trying to channel in my music today but in a different way. After that I went to music school, from age 16 to 19. And that basically killed all my lust to make music. It was extremely uninspiring and full of dudes with guitars. I felt small and useless and hardly made any music for almost five years after that. I started again when I’d just moved to Berlin and started DJing at the Janus parties.

What kind of music are you most into lately? Can you recommend to us a few acts that you think are breaking through?

 I’ve been listening to a swedish rap act called Yung Titties, swedish rapper and R&B singer Cherrie, and a lot to Shanghai producer Hyph11e’s record ”Vanishing Cinema”.

What can you say about the near future? We are looking forward to a follow up to “Furiosa”!

I am releasing an 8 minute work on label Country Music next week.

 

Can you please give us 5 EPs or Albums you recommend to listen in this period?

Sure, here we are!

Hyph11e “Vanishing Cinema”
Yung Titties “Tsunami”
mobilegirl “Poise EP”
Sonja Tofik & mar-llena “Vilar I Dina Spår”
HAJ300 “varför sa du inget”